Il Veneto continua a fronteggiare una carenza idrica definita grave e persistente. Questa la fotografia emersa dall’analisi dei dati Arpav, elaborati dall’Anbi regionale nel Bollettino sulla disponibilità di risorsa idrica. La situazione si conferma critica in concomitanza con la chiusura dell’anno idrologico ottobre 2025-settembre 2026, che ha registrato un totale di 872 millimetri di pioggia, segnando un deficit del 23% rispetto ai valori di riferimento.

Le precipitazioni del mese di settembre 2026 sono state caratterizzate da una marcata disomogeneità e si sono rivelate insufficienti a colmare il fabbisogno.

La media regionale si è attestata a 89 millimetri, un valore inferiore del 19% rispetto alla media trentennale (1991-2020), che si fissa a 110 millimetri. Mentre alcune aree, come la costa veneziana orientale, hanno sperimentato rovesci localizzati e violenti, causando allagamenti, altre zone cruciali come il Polesine e il Delta del Po hanno continuato a soffrire un deficit idrico acuto. Le piogge mensili sono state stimate in circa 1635 milioni di metri cubi d’acqua.

Portate dei fiumi e situazione delle falde

La fase conclusiva della stagione irrigua ha evidenziato come i principali corsi d’acqua del Veneto mantengano portate sensibilmente inferiori alla loro media storica. Il dato più preoccupante si registra per il Bacchiglione, con un calo del 69%.

Seguono l’Adige, che segna un -57%, il Po con un -43%, il Livenza con un -42% e il Brenta con un -28%. Sebbene si sia osservata una lieve ripresa nella parte centrale del mese, in seguito alle precipitazioni tra il 10 e il 12 settembre, al 30 settembre 2026 la situazione complessiva dei fiumi maggiori rimane ben al di sotto dei valori medi.

Unica eccezione in questo scenario è il Gorzone a Stanghella, dove i deflussi si sono mantenuti solo lievemente inferiori alla media storica. Per quanto riguarda le falde sotterranee, la situazione ha mostrato un miglioramento locale in alcune zone, grazie a dinamiche di ricarica. Tuttavia, nelle aree più distanti dagli assi di ricarica, non si sono registrati incrementi significativi.

Stazioni come Schiavon e Castagnole indicano livelli idrici molto simili a quelli del 2022, confermando un quadro di sofferenza persistente per le falde, che non hanno tratto benefici apprezzabili dalle piogge di fine estate.

Il bilancio complessivo dell’anno idrologico

L’intero anno idrologico 2025-26, che copre il periodo da ottobre a settembre, si è dunque concluso con un quadro pluviometrico che conferma il significativo deficit già evidenziato. Le precipitazioni complessive hanno raggiunto gli 872 millimetri, un valore che si traduce in una carenza del 23% rispetto ai parametri di riferimento, delineando un anno caratterizzato da una marcata scarsità di risorsa idrica per la regione.