In aumento il divario tra stipendi e potere d’acquisto delle famiglie italiane. E’quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat, secondo cui le retribuzioni di luglio sono rimaste invariate rispetto a giugno e hanno registrato un aumento dell’1,5% sullo stesso periodo del 2011 a fronte, però, di un tasso di inflazione pari al 3,1%.
A crescere sono stati soprattutto gli stipendi del settore privato, aumentati del 2,0%. Viceversa sono rimasti invariati quelli dei dipendenti pubblici. Osservando nel dettaglio i singoli settori, si nota che l’incremento maggiore si è registrato in quello dell’energia elettrica e del gas con il 2,9% in più rispetto allo scorso anno.
Seguono i settori tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,8%), chimiche, legno, carta e stampa, acqua e smaltimento rifiuti (2,7% in tutti gli aggregati).
Fermi anche i rinnovi contrattuali: a fine luglio quasi il 30% dei dipendenti era in attesa di rinnovo nel settore della pubblica amministrazione e l’8,5% nel settore privato. L’attesa del rinnovo, sottolinea l’Istat, è in media di 31,6 mesi per l’insieme dei lavoratori e di 33,9 mesi per il settore privato.
Una situazione che grava fortemente sul bilancio delle famiglie italiane, il cui potere d’acquisto, ha conosciuto dal 2008 ad oggi, una caduta di oltre l’11,8%. Secondo l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, il crescente divario tra prezzi e stipendi comporterà per gli italiani una stangata di 2.333 euro nel 2012.
Per un nucleo familiare monoreddito la perdita di potere d’acquisto è, infatti, di 324 euro l’anno, nel caso di uno stipendio mensile di 1.500 euro, e di 432 euro nel caso di reddito di 2.000 euro. Una perdita che equivale quasi a un mese di spesa alimentare di una famiglia.