Il San Lorenzo de Almagro si laurea "Campeon d'America". Dopo quattro anni di predominio brasiliano (2010 Internacional, 2011 Santos, 2012 Corinthians, 2013 Atletico Mineiro) la coppa Libertadores, equivalente della Champions europea, torna in Argentina, a Buenos Aires, nella bacheca della squadra del tifoso più illustre: papa Bergoglio, che ha appreso la notizia al suo atterraggio a Seoul.
Alla compagine argentina, forte del pareggio della settimana scorsa ad Asuncion nella finale di andata contro il Nacional, è bastato un rigore, realizzato da Ortigoza nel primo tempo per vincere la partita e conquistare per la prima volta nella sua gloriosa storia di 106 anni nei quali ha vinto 15 scudetti, il trono continentale.
Gara poco emozionante con i paraguayani che hanno provato ad imporre ritmo e gioco, ma con scarsi risultati, il San Lorenzo piuttosto bloccato da emozione e tensione si è comunque dimostrato più forte, e il Nacional getta praticamente la spugna alla mezz'ora, quando Ortigoza trasforma il penalty concesso per un tocco di mano della difesa avversaria. Festa anche per gli ex "italiani" Barrientos, Cetto e Piatti. Da queste parti ora il pensiero fisso è uno solo, sintetizzato scherzosamente dal vice presidente del club, Marcelo Tinelli, che dice: "Da domani inizieremo a pensare a come neutralizzare i vari Ronaldo, Benzema e Bale".
Gli ultimi anni del San Lorenzo hanno del miracoloso; dal drammatico spareggio per la permanenza nella massima divisione argentina del 2012, all'accoppiata storica scudetto-Coppa Libertadores.
Sarà sicuramente un caso, perché è stato svolto un grande lavoro nella società dopo decenni di crisi e scarsi risultati, perché ottimo è stato l'apporto dato dai mister Juan Antonio Pizzi ed Edgardo Bauza, che sono stati capaci di costruire un gruppo vincente fatto da giovani di talento e giocatori di grandissima esperienza, ma è anche vero che il San Lorenzo de Almagro ha iniziato letteralmente a volare da quando Bergoglio è diventato papa Francesco.