"Noi Allegri non lo vogliamo". Era il 16 luglio e questa era l'accoglienza per Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus, con cori che forse più espliciti e ostili non potevano essere. L'allenatore livornese, però, nonostante pochi mesi prima fosse stato scaricato dal Milan, non si è fatto intimorire dallo scetticismo dei tifosi, chiedendo a questi ultimi di dargli una chance e giudicarlo per i risultati che sarebbero arrivati; una sfida molto ardua anche poichè significava arrivare dopo Conte, il quale aveva riportando la Vecchia Signora ai vertici in Italia, vincendo tre scudetti consecutivi e frantumando ogni genere di record.
Max, però, in maniera intelligente si è reso conto di tutto questo, ha capito quanto Conte fosse ancora importante per la storia juventina e soprattutto per i tifosi, quindi inizialmente non ha snaturato quanto di buono fatto dal suo predecessore, ma ha lentamente dato la sua significativa impronta i un ingranaggio già eccellente.
La Juventus, infatti, è partita anche in questo campionato con il classico 3-5-2 tanto caro all'ex tecnico leccese e nonostante il cambio di allenatore, i risultati in Campionato si sono rivelati all'altezza con un primato in classifica quasi mai in discussione fin dalle prime giornate. In Europa, invece, dopo la vittoria all'esordio nel girone con il Malmoe, sono arrivate due pesanti sconfitte in trasferta contro Atletico Madrid e Olympiacos che avevano messo in forte pericolo la qualificazione agli ottavi, ma è nella gara di ritorno con i greci che arriva la svolta: la Juve passa alla difesa a 4 e dopo essere stata sotto per 1-2 in casa, compie una rimonta davvero incredibile vincendo per 3-2.
Ecco, da questo momento, Allegri decide che è il momento di cambiare e che il 4-3-1-2 tanto amato sia finalmente pronto per essere proposto con continuità , ma il suo pensiero va oltre il modulo, poichè come detto spesso nelle sue dichiarazioni, "la Juventus deve migliorare tecnicamente, sfruttare molto di più il suo enorme tasso tecnico" e non puntare solamente sull'intensità.
Il risultato mostra una squadra capace di giocare a calcio in vari modi, che può condurre la partita con un possesso palla utile poi alla finalizzazione oppure rimanere umilmente chiusi in difesa e colpire in contropiede come contro il Dortmund. Il resto lo vediamo oggi con una Juve nuovamente Campione d'Italia con quattro giornate d'anticipo, in finale di Coppa Italia e soprattutto in finale di Champions League contro il Barcellona.