Prima Mourinho alla Roma, ora Massimiliano Allegri e Stefano Pioli rispettivamente alla Juventus e al Milan sembrerebbero essere gli unici elementi sui quali scagliarsi settimanalmente per la mancanza di risultati delle proprie squadre. Un alibi costante dato ai giocatori, i veri protagonisti in una partita di calcio, che i tifosi soprattutto in Italia stanno fornendo involontariamente ai loro beniamini.

Pioli ed Allegri sul banco degli imputati: la figura dell'allenatore e quell'alibi costante dato ai calciatori

Stefano Pioli e Massimiliano Allegri stanno subendo un processo mediato ormai da mesi: il tecnico rossonero sembrerebbe essere arrivato al capolinea della sua avventura con il Milan e l'eliminazione subita dalla Roma in Europa League avrebbe messo un punto definitivo sulla permanenza nel capoluogo lombardo dell'emiliano.

Tanti tifosi ne vorrebbero addirittura l'esonero in queste ore, senza minimamente riservare la loro attenzione nei confronti dei calciatori. Elementi di punta come Leao, Theo Hernandez o Giroud sono clamorosamente mancati nella doppia sfida con i giallorossi, eppure nessuno ne starebbe chiedendo il 'licenziamento' a gran voce. Discorso analogo varrebbe per la Juventus di Massimiliano Allegri: al tecnico toscano una larga fetta del pubblico bianconero imputa settimanalmente diverse responsabilità, che vanno dal gioco troppo conservativo all'estremo difensivismo. In pochi però puntano il dito sulla stagione negativa vissuta da certi protagonisti: basti pensare a Federico Chiesa, esterno offensivo che nell'intero 2024 ha saputo realizzare appena 2 gol o a Manuel Locatelli, regista della squadra non sempre tra i migliori in campo.

Insomma alibi costanti che vengono forniti a calciatori e presidenti di società e che spesso servono per fornire un capro espiatorio alla piazza di turno.

Roma, il caso Mourinho ed il successo di Daniele De Rossi: può un esordiente in Serie A cambiare così radicalmente una squadra?

Un discorso, quello del capro espiatorio, che potrebbe essere riutilizzato per José Mourinho, allenatore ritenuto da alcuni leggendario per trofei in bacheca mentre da altri passato di moda per idee di gioco antiquate.

Il tecnico portoghese, dopo diversi risultati negativi incamerati a cavallo tra dicembre e gennaio, è stato esonerato dalla Roma dei Friedkin e rimpiazzato da Daniele De Rossi, ex calciatore e bandiera del club capitolino. In poche settimane, la formazione giallorossa ha dunque ritrovato quella verve necessaria per ottenere vittorie e soddisfazioni nel rettangolo verde di gioco e la fresca qualificazione alla semifinale di Europa League ottenuta proprio contro il Milan, è la ciliegina sulla torta di un trimestre chiuso col botto.

In tutto questo, in molti hanno gridato al miracolo per la cura De Rossi, colpevolizzando Mourinho senza minimamente prendere in considerazione la differenza di esperienza e di curriculum tra i due. Un concetto che come già accennato si basa esclusivamente sul giudizio degli allenatori e che esclude di conseguenza le responsabilità dei giocatori, i veri protagonisti del calcio.