Luciano Spalletti ha accettato la sfida più rischiosa della sua carriera. E non tanto per il nome della squadra, la Juventus, un’istituzione del calcio italiano, quanto per il contesto in cui approda e le condizioni contrattuali che l’accompagneranno. Otto mesi di contratto, con rinnovo subordinato al raggiungimento della Champions League: un accordo che parla da sé e che non lascia margini di errore.

Per un tecnico di 66 anni, reduce da un’esperienza tutt’altro che esaltante con la Nazionale, si tratta di una mossa audace. Spalletti non è certo un allenatore alle prime armi: lo scudetto con il Napoli, i due titoli in Russia, le stagioni ad alta tensione vissute tra Roma e Inter raccontano di un tecnico che ha lasciato un segno ovunque sia andato.

Ma la panchina bianconera arriva in un momento in cui il margine per sbagliare è minimo e la reputazione è in bilico.

Una Juve fragile e incompleta

La Juventus che Spalletti eredita non è quella dominante del passato recente. Pur potendo contare su alcuni giocatori di grande valore, da Vlahovic a Yildiz, passando per Bremer e Thuram, la squadra soffre di limiti strutturali, soprattutto in mezzo al campo. È proprio la mediana, storicamente il cuore pulsante del gioco di Spalletti, a destare le maggiori preoccupazioni: pochi interpreti di qualità, scarsa profondità e un equilibrio tattico ancora tutto da costruire.

A rendere il compito ancor più arduo, c’è l’ambiente juventino, abituato a vincere e poco incline alla pazienza.

Spalletti dovrà portare risultati in tempi rapidi, con una squadra che, a livello tecnico e mentale, sembra lontana dalle sue migliori versioni.

Il peso di un possibile fallimento

L’accordo a tempo determinato firmato con la Juventus è una scommessa che dice molto del momento del tecnico toscano. Dopo la parentesi azzurra, conclusa tra critiche e rimpianti, Spalletti non può permettersi un nuovo passo falso. Mancare la qualificazione in Champions significherebbe, con ogni probabilità, chiudere la porta su nuove grandi panchine: un doppio inciampo, Nazionale e Juve, che rischierebbe di segnare la fase finale della sua carriera.

Il tempo per rimettersi in carreggiata, almeno sul piano aritmetico, però c’è ancora.

Nonostante i 3 pareggi e le 2 sconfitte arrivate prima del trionfo con l'Udinese, la Juventus resta a soli 3 punti dalla zona Champions. Allargando lo sguardo, anche lo scudetto non è un miraggio: Roma e Napoli guidano la classifica con appena 6 punti di vantaggio. Alla decima giornata, insomma, tutto è ancora possibile, il che la dice la lunga sulla qualità generale del campionato italiano tendenzialmente sempre più di basso livello. Una fattualità che per un allenatore esperto come Spalletti potrebbe trasformarsi in un vantaggio notevole.