"Il mio compito è che se qualcosa non è sufficiente per vincere, non posso accontentarmi. Il mio compito è trovare altri modi per vincere, innovare, trovare approcci diversi da quelli precedenti. Ed è quello che abbiamo fatto finora".
A due giorni dalla finale di Champions League, Mikel Arteta proietta l’Arsenal verso quella che definisce un’altra tappa decisiva della sua crescita, con la sfida al Paris Saint-Germain che rappresenta un nuovo passaggio nella storia del club londinese.
Dopo la conquista della Premier League, i Gunners continuano a sognare in grande.
"Qualcuno lassù ha allineato i pianeti per far sì che accadesse - dice l'allenatore spagnolo in una lunga intervista a Marca parlando della vittoria del campionato - Negli anni passati ci siamo andati vicini, ma mancava qualcosa. L'atmosfera è stata diversa fin dall'inizio. Ero convinto che saremmo stati molto vicini. Non alla vittoria, perché quella dipende da molti fattori. Il mio compito è stato quello di convincerli a sentirsi i migliori. Ho dato loro energia e ho detto loro di divertirsi come mai prima d'ora".
Ora l’ostacolo è il PSG di Luis Enrique, tecnico che Arteta conosce bene e verso il quale nutre grande stima. "Lo ricordo con grande affetto per come si comportava con i giovani e per com'era da giocatore - racconta l'allenatore degli inglesi -. Come allenatore, ha dimostrato leadership percorrendo una certa strada e, nonostante tutte le critiche, ha perseverato e alla fine ha vinto come ha fatto. È un esempio per tutti".