Il Tribunale di Udine ha emesso una sentenza di assoluzione nel procedimento giudiziario relativo al cosiddetto “caso plusvalenze”, che vedeva al centro le operazioni di compravendita del calciatore Rolando Mandragora. La decisione, pronunciata dal Gup (Giudice dell'udienza preliminare) il 29 settembre 2026, ha scagionato il presidente dell'Udinese, Franco Soldati, e il vicepresidente, Stefano Campoccia, poiché “il fatto non è previsto dalla legge come reato”. Analoga pronuncia ha riguardato la società Udinese Calcio, assolta con la formula “il fatto non sussiste”.

Il procedimento aveva esaminato l'acquisizione iniziale di Mandragora e il suo successivo riacquisto da parte della Juventus. Le operazioni contestate risalivano all'acquisto del giocatore dalla squadra torinese nel 2018 e al suo ritorno a Torino due anni più tardi. La sentenza del Gup ha dunque escluso qualsiasi irregolarità nelle transazioni relative al calciatore, ponendo fine al contenzioso con l'assoluzione piena dei due dirigenti e del club bianconero friulano.

Le accuse mosse dalla Procura

Le contestazioni della Procura riguardavano, a vario titolo, ipotesi di falso in comunicazione sociale, dichiarazione fraudolenta ed evasione dell'Ires. Per i due dirigenti, Soldati e Campoccia, la Procura aveva richiesto una pena di due anni di reclusione ciascuno, mentre per l'Udinese Calcio era stata sollecitata una sanzione economica di 500 mila euro.

Le accuse erano strettamente connesse alla gestione contabile e fiscale delle operazioni riguardanti Mandragora, in particolare con riferimento alla plusvalenza generata dalla compravendita del centrocampista.

Il procedimento vedeva imputati, oltre a Franco Soldati e Stefano Campoccia, anche la società Udinese Calcio. L'accusa ipotizzava che l'operazione di compravendita del calciatore tra Udinese e Juventus avesse generato per il club friulano una plusvalenza superiore a 3 milioni di euro e una presunta evasione Ires di oltre 400 mila euro. Questi numeri erano al centro delle indagini e delle richieste avanzate dalla pubblica accusa.

La strategia difensiva

Prima della pronuncia della sentenza, la difesa, rappresentata dagli avvocati Maurizio Conti e Maurizio Miculan, aveva sostenuto con forza l'innocenza dei propri assistiti.

Gli avvocati, difensori di Franco Soldati e della società, avevano richiesto l'assoluzione davanti al Gup di Udine, Carlotta Silva. La linea difensiva si era basata sull'assenza di un accordo tra Udinese e Juventus nelle operazioni legate a Rolando Mandragora, contestando fermamente la configurabilità delle ipotesi di reato. La difesa aveva evidenziato come non fosse stata trovata alcuna traccia di intese tra le due società, a differenza di quanto accaduto in altri contesti simili che avevano portato all'archiviazione di posizioni di altre squadre di Serie A. Inoltre, era stato sottolineato come, se un accordo illecito fosse esistito, l'Udinese non si sarebbe accontentata di 10,7 milioni di euro per il giocatore, una cifra significativamente inferiore ai 26 milioni che sarebbero stati pattuiti in un contesto di mercato differente. Questa argomentazione ha contribuito a delineare un “deserto probatorio”, come definito dalla difesa, nel quale le accuse non avrebbero trovato riscontro.