Il giovane attaccante del Cagliari, Yael Trepy, ha finalmente ottenuto il via libera medico per riprendere gradualmente gli allenamenti. La notizia, diffusa a Cagliari il 12 settembre 2026, giunge dopo il grave incidente avvenuto il 16 agosto 2026, quando il calciatore rischiò di annegare in una piscina a Baja Sardinia, nei pressi della Costa Smeralda. Dopo un periodo di degenza all’ospedale di Arco, in Trentino, e una serie di accertamenti specialistici, inclusi esami strumentali presso il Centro Cardiologico Monzino di Milano, Trepy ha completato il suo percorso di recupero.

Gli esiti dei test condotti a Milano sono stati positivi, confermando l'idoneità per la ripresa dell'attività agonistica. Nei prossimi giorni, Trepy potrà iniziare un programma di riatletizzazione graduale, monitorando attentamente le risposte fisiche e i progressi. Sebbene non sia ancora stata stabilita una data precisa per il suo ritorno in campo, il permesso medico rappresenta un passo fondamentale, consentendo al giocatore di proseguire la sua carriera nel calcio professionistico.

L'incidente del 16 agosto: il ricovero d'urgenza a Sassari

Solo due giorni prima del drammatico episodio, Trepy era sceso in campo come titolare con il Cagliari per l'esordio in Coppa Italia contro l'Arezzo. Il 16 agosto, durante le ultime ore di vacanza prima del rientro a Cagliari, il giovane attaccante si trovò in grave difficoltà mentre faceva un bagno in piscina.

Le circostanze dell'incidente rimangono oggetto di due ipotesi principali: un improvviso malore, oppure una scivolata o un appoggio errato del piede nella zona più profonda della vasca. La situazione richiese l'intervento immediato del 118.

L'attaccante fu intubato sul posto e trasportato d'urgenza con l'elisoccorso all'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove venne ricoverato in terapia intensiva. Il bollettino medico del reparto di Rianimazione dell’Aou di Sassari confermò il principio di annegamento. Una Tac toracica aveva rivelato la presenza di grandi quantità di liquido nei polmoni, compromettendo lo scambio di ossigeno. Per stabilizzare le sue condizioni e permettere la somministrazione delle terapie necessarie, i medici decisero di indurre il coma farmacologico, mantenendolo sotto costante monitoraggio.

Gli accertamenti medici e il percorso di recupero

Durante il periodo di ricovero e gli accertamenti successivi, gli esami approfonditi hanno fortunatamente escluso danni cerebrali o cardiologici permanenti direttamente collegati al principio di annegamento, aprendo la strada al suo graduale recupero e al ritorno all'attività sportiva.