Il presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha delineato con chiarezza la posizione della Federazione Italiana Giuoco Calcio riguardo alla questione Gianni Infantino. Intervenendo a Milano, il 2 settembre 2026, a margine del prestigioso Gran Galà del Calcio AIC, Malagò è tornato sulla decisione di ritirare il sostegno alla candidatura di Infantino per le elezioni della presidenza FIFA, previste per il prossimo marzo. La sua spiegazione ha enfatizzato come tale scelta debba essere interpretata nel contesto del profondo legame tra l'Italia e il sistema UEFA.

Alla specifica domanda sulla necessità di un cambio alla presidenza FIFA dopo l'attuale mandato di Infantino, il presidente federale ha categoricamente escluso una lettura personalistica della vicenda. Ha invece argomentato che la questione fondamentale risiede nel collocamento istituzionale del calcio italiano e negli impegni già assunti a livello europeo. In particolare, Malagò ha fatto riferimento al percorso che condurrà l'Italia a ospitare gli Europei del 2032, un evento di cruciale importanza per il calcio nazionale.

La strategia italiana e il vincolo europeo

Il messaggio centrale espresso da Malagò è stato inequivocabile e diretto. "Serve un nuovo presidente dopo Infantino? Non è un problema della persona", ha dichiarato con fermezza.

"L'Italia è all'interno del sistema UEFA, l'Italia ospiterà gli Europei nel 2032: non c'è persona che possa andare contro quello che la UEFA ci ha chiesto. Sarebbe autolesionismo, sarebbe da incoscienti". Questa affermazione riassume la linea strategica adottata dalla federazione: non una presa di posizione diretta contro una singola figura, ma una scelta dettata dalla coerenza e dalla necessità di mantenere un allineamento con la propria collocazione internazionale nel panorama calcistico.

Il richiamo esplicito agli Europei del 2032 fornisce il quadro politico-sportivo completo di questa decisione. Malagò ha infatti collegato strettamente il "dossier Infantino" al rapporto consolidato con la UEFA, sottolineando come per l'Italia sarebbe profondamente irresponsabile adottare una posizione in contrasto con le richieste dell'organismo calcistico europeo, specialmente in un momento in cui il Paese è attivamente impegnato nell'organizzazione di un torneo continentale di tale portata.

Le ripercussioni interne e le divergenze

Il ritiro del sostegno alla candidatura di Gianni Infantino ha generato anche alcune tensioni all'interno del calcio italiano. Già in un articolo pubblicato il 26 agosto 2026, la scelta era stata descritta non solo come un allineamento strategico dell'Italia alla posizione della UEFA in vista delle imminenti elezioni FIFA di marzo, ma anche come una decisione potenzialmente in grado di creare attriti significativi con la Lega Serie A, soprattutto a causa delle modalità con cui era stata presa e comunicata.

In tale contesto, era emersa la perplessità di Ezio Simonelli, che aveva espresso riserve sui tempi e sul metodo adottato: "Avrei preso un po’ più di tempo per questa decisione.

Mi aspettavo un confronto", aveva affermato, evidenziando la mancanza di un dibattito collegiale che avrebbe potuto mitigare le frizioni interne e rafforzare la coesione del fronte calcistico italiano. Questa divergenza interna sottolinea la complessità delle dinamiche politiche e istituzionali che caratterizzano il mondo del calcio a livello nazionale e internazionale.