In un intervento pubblico tenuto a Rapallo (Genova) il 22 settembre 2026, Giovanni Malagò, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc), ha commentato l'ammenda inflitta alla Juventus. La sanzione era scaturita dal mancato rispetto, da parte di alcuni tifosi presenti allo Stadium, del minuto di silenzio dedicato a onorare la memoria del grande Sandro Mazzola, recentemente scomparso. Malagò ha ribadito con forza il suo richiamo alla responsabilità dei singoli, evidenziando come la condanna non debba in alcun modo estendersi all'intera società o al pubblico presente.

La reazione del pubblico allo Stadium

Il presidente federale ha chiarito la sua posizione riguardo all'episodio, affermando: "Quello che penso è che per pochi non ci può essere uno discorso che coinvolge un'intera società, un intero stadio. Mi sembra che su questo episodio ci sia stata una reazione molto forte dalla stragrande maggioranza dei presenti, perché quelle cose hanno rattristato tutti a cominciare dai dirigenti della Juventus". Malagò ha dunque sottolineato l'importanza di distinguere il gesto isolato e contestabile di una minoranza dalla risposta complessiva della maggioranza dei presenti, che ha manifestato disappunto e rispetto per la memoria di Mazzola. L'episodio, secondo il presidente, ha generato amarezza anche all'interno della dirigenza bianconera, che si è sentita coinvolta ingiustamente in una condanna collettiva.

Il rifiuto delle generalizzazioni nel calcio

Affrontando il tema dei cosiddetti "problemi del calcio", Malagò ha espresso una chiara critica alle generalizzazioni. "Problemi del calcio? Secondo me è sbagliato generalizzare, non è che si può dire il calcio. Se in uno stadio con 40 mila persone, ce ne sono 30, 20, 50 fischiano...", ha proseguito Malagò, ribadendo il concetto che il comportamento di pochi non può macchiare l'immagine di un intero movimento. Per rafforzare il suo punto, il presidente ha utilizzato un paragone con altri contesti valoriali, come quello scolastico: "Lo vediamo anche in altri contesti che possono essere valoriali, come la scuola. Se c'è qualche che fa delle cose che ci fanno impallidire o addirittura vergognare, non si deve certo generalizzare".

Questa analogia serve a spiegare come un comportamento isolato, per quanto grave, non debba trasformarsi in un giudizio indiscriminato sull'intero ambiente, sia esso sportivo o educativo.

Le prospettive per la Nazionale e la coerenza di Malagò

Nel corso del suo intervento, Giovanni Malagò ha anche toccato il tema della Nazionale guidata dal commissario tecnico Roberto Mancini. Alla domanda sull'ottimismo, ha risposto con determinazione: "Ottimisti? Lo siamo di natura, ma soprattutto dobbiamo esserlo". Questa affermazione ha concluso una serie di dichiarazioni in cui la ferma condanna del gesto irrispettoso si è accompagnata all'invito a non cadere nella trappola di una lettura indistinta e superficiale delle dinamiche del calcio italiano.

La posizione espressa da Malagò in questa occasione si allinea perfettamente con quanto già dichiarato in precedenza riguardo allo stesso episodio. Il presidente federale aveva infatti già riassunto la sua linea d'azione con chiarezza: "Siano puniti i singoli per l’oltraggio alla memoria di Mazzola, la Juve è vittima". In quel contesto, aveva anche affrontato altre questioni rilevanti per il calcio italiano, collegando il percorso della federazione ai risultati della Nazionale e respingendo con fermezza alcune contestazioni relative al tesseramento. La sua coerenza nel distinguere le responsabilità individuali da quelle collettive emerge come un punto fermo nella gestione di situazioni delicate.