Più gol in Serie A durante questo avvio di stagione e nessuna partita mai terminata a reti bianche, mentre solamente 6 sono terminate col risultato di 1-0 o 0-1.
Più gol grazie ai nuovi volti in Serie A?
Tra i 9 nuovi allenatori seduti sulle panchine di Serie A, ben 5 non erano presenti in campionato lo scorso anno: Amorim su tutti, arrivato sulla panchina del Milan dopo le esperienze al Manchester United e lo Sporting Lisbona, si è presentato volenteroso di portare una ventata di aria fresca ed una nuova mentalità a Milanello, impostando la squadra per segnare più gol in Serie A rispetto a scorso anno.
Segue Domenico Tedesco, che dopo l'esperienza come commissario tecnico della nazionale belga sceglie Bologna come terra del proprio rilancio, non partendo però in maniera impeccabile in campionato.
Per sostituire Grosso il Sassuolo si affida invece ad Alberto Aquilani, scorso anno alla guida di un Catanzaro capace di avvicinarsi incredibilmente alla promozione in Serie A dopo un'ottima campagna ai playoff, sfumata però per pochissimo.
Alla prima esperienza in Serie A anche Ignazio Abate, che durante la terza stagione da allenatore professionista siede sulla panchina del Torino, squadra con cui è riuscito a trovare la prima vittoria in Serie A espugnando l'Artemio Franchi di Firenze.
È tornato a sedere su una panchina di club Gennaro Gattuso, a cui è stata affidata la guida della Lazio dal presidente Lotito, dopo l'esperienza da CT della nazionale italiana maggiore e la mancata qualifica al campionato del mondo 2026 disputatasi in America.
Da non sottovalutare è inoltre l'apporto fornito da nuovi giocatori provenienti da altri campionati: quello italiano si è infatti classificato al secondo posto tra i campionati che più hanno fatto affidamento su investimenti internazionali, secondo solo alla Premier League. La Bundesliga e la Ligue 1, campionati in cui storicamente vengono segnati molti gol, si confermano i maggiori bacini per capienza tra quelli da cui la Serie A attinge, ed il mondiale sembra aver convinto i Ds italiani ad utilizzare i propri slot extracomunitari per giocatori che hanno dimostrato il proprio valore durante la competizione.
Il difensivismo è passato di moda?
Abbiamo oramai appurato come, chiunque distingua gli allenatori tra "giochisti" e "risultatisti" commetta un errore logico; non esiste infatti un allenatore disposto a sacrificare il risultato al fine di giocare bene.
È possibile invece effettuare una separazione tra coloro considerabili "difensivisti" (allenatori come Allegri), ed "offensivisti", il cui massimo esponente in Serie A è attualmente Fabregas col suo Como.
Sarebbe ingiusto e superficiale però ridurre Massimiliano Allegri, o come lui Carlos Cuesta, a due allenatori incapaci di concepire un'impostazione offensiva per la propria squadra: il primo, alla guida del Napoli, ha subito ben due sconfitte in tre partite disputate in campionato, offrendo però in ogni partita spettacolo e competitività ai tifosi sugli spalti. Ciò conferma come il tecnico livornese cerchi di estrapolare le migliori qualità dai giocatori da lui allenati in quel momento, non rinunciando ad attaccare o, qualora necessario, ad una fortificazione nella propria area di rigore.
Cuesta è invece per il secondo anno alla guida del Parma, squadra con cui scorso anno è riuscito a raggiungere l'obiettivo salvezza con indiscussa tranquillità. L'impostazione della squadra è, senza dubbio, difensiva, mira al contropiede o a difendersi ancor prima di attaccare; non disponendo di infinite qualità in rosa, la scelta più saggia sembra essere quella di "non perdere prima ancora di vincere", filosofia spesso criticata ma fino ad ora fruttuosa. Cuesta è il perfetto esempio di come, seppur figlio dei tempi moderni e di una preparazione da Premier League, l'allenatore debba essere prima di tutto pragmatico e capace di analizzare la situazione in cui la squadra verte.
Vanoli ne è un esempio lampante
Capace di raggiungere la salvezza con la Fiorentina durante la scorsa stagione, squadra di cui era divenuto allenatore solamente a Dicembre, Paolo Vanoli è riuscito a dimostrare come, prima di costruire un progetto improntato sulla propria filosofia, sia necessario mantenere ben salde le basi. La Fiorentina ha poi deciso di non rinnovare la sua fiducia nell'allenatore, seppur ben voluto dalla piazza, e lo stesso si è definito amareggiato per non aver ottenuto l'opportunità di costruire qualcosa di importante a Firenze. La pausa però è durata poco e il tecnico è stato richiamato sulla panchina viola, dopo le deludenti prestazioni di Fabio Grosso; che sia realmente l'opportunità per l'allenatore di costruire una Fiorentina a sua immagine e somiglianza, con magari un atteggiamento propositivo in fase realizzativa?