A Genova, il 15 settembre 2026, un gruppo di tifosi del Genoa ha manifestato il proprio dissenso srotolando sugli spalti del Consiglio comunale uno striscione con la scritta “Standing zone”. La protesta è scaturita dal previsto taglio dei posti nello stadio Luigi Ferraris, nell'ambito del suo progetto di riqualificazione. I sostenitori rossoblù chiedono la creazione di aree dove assistere alle partite in piedi, richiamando il modello del Borussia Dortmund. Questa soluzione è indicata come l'unica possibilità per aumentare la capienza complessiva dell'impianto, in particolare quella delle due gradinate.
La manifestazione si è svolta mentre in aula era in discussione una delibera per il futuro dell'impianto. Riguardava la costituzione del diritto di superficie per lo stadio Luigi Ferraris e le aree pertinenziali, per 90 anni, nell'ambito di un partenariato pubblico-privato per la riqualificazione. L'ordine del giorno del Consiglio comunale del 15 settembre 2026 prevedeva al primo punto la delibera di Giunta al Consiglio PGC 44/2026, relativa allo stadio di Marassi, alla Villa Musso Piantelli e alle aree connesse. Il dibattito ha fatto riferimento al decreto legislativo 28 febbraio 2021, numero 38, noto come "legge stadi", e agli atti collegati del Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2027-2028.
Le preoccupazioni dell'Associazione Club Genoani sulla capienza
L'Associazione Club Genoani (ACG) ha diffuso un volantino in cui evidenzia l'attuale capienza dello stadio, pari a 33.205 posti. L'ACG ha inoltre richiamato l'attenzione sui dati degli abbonamenti del Genoa nelle ultime tre stagioni, sempre oltre quota 26mila, con un record storico di 28.101 nella stagione 2025/26. Secondo l'associazione, la prospettata riduzione di capienza penalizzerà la tifoseria rossoblù. La diminuzione, che porterebbe l'impianto a soli 32mila spettatori, si sommerebbe ai quattro anni di lavori, con possibili disagi per l'accesso.
Il nodo centrale della questione risiede in un decreto del ministero dell’Interno che regolamenta i posti in piedi negli stadi italiani.
La normativa non include gli impianti calcistici tra quelli che possono avere le cosiddette “standing zone”. L'amministrazione comunale, ha riconosciuto l'ACG, non può scavalcare il decreto ministeriale. Per superare questo ostacolo, l'ACG ha sollecitato l'istituzione di un tavolo di confronto che coinvolga CONI, FIGC, ministero dell’Interno, commissione parlamentare Sport e Comune di Genova. L'obiettivo è avviare un dialogo costruttivo per modificare il quadro normativo e realizzare le richieste della tifoseria.