La situazione in Iraq rischia di precipitare. Gli jhadisti dello Stato Islamico, dopo avere assediato gli yaziditi sul monte Sinjar, stanno circondando da giugno i turcomanni ad Amerli (centro urbano di qualche migliaio di abitanti la cui popolazione continua a vivere in condizioni di assoluta indigenza) vicino alla città di Kairkuk nel nord del paese. L'allarme è stato lanciato dal rappresentante speciale dell'Onu a Baghdad Nikolaj Mladenov che ha richiamato la comunità internazionale e il governo iracheno ad intervenire in quella zona per rompere l'assedio dei miliziani dell'Isis poiché la condizione della popolazione locale è disperata e c'è il rischio che possa accadere un massacro.

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La violenza è proseguita anche ieri nel resto dell'Iraq; due attentati hanno colpito la capitale (qui è stato preso di mira il quartier generale dell'intelligence del ministero degli Interni e l'esplosione ha provocato 11 vittime) e nella città di Tikrit un agguato ha colpito un raggruppamento di militari e miliziani sciiti uccidendone nove. Il segretario di stato americano John Kerry ha sollecitato le autorità irachene a unirsi contro il fondamentalismo islamico condannando l'attacco "abominevole" di ieri contro una moschea sunnita nella parte nordorientale di Baghdad che ha provocato una settantina di vittime.

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Il Parlamento iracheno ha annunciato ieri di avere aperto un'inchiesta su questo evento di cui annuncerà i risultati entro pochi giorni.

Il quotidiano "Washington Post" ha scritto che il presidente americano Obama sta valutando di ricorrere all'autorità temporanea prevista dalla cosiddetta War Powers Resolution che attribuisce un potere costituzionale transitorio per disporre l'uso della forza in caso di azioni di emergenza per proteggere i cittadini statunitensi minacciati nel mondo.

Il capo della Casa Bianca potrebbe chiedere, in alternativa, l'autorizzazione del Congresso per estendere le operazioni militari Usa contro gli jihadisti dello Stato Islamico in Iraq e in Siria sostenendo così i governi di questi paesi. Il regime di Damasco, così come in precedenza quello di Teheran, ha condizionato l'accettazione di questa proposta al superamento delle divergenze che negli ultimi anni ha contrapposto la politica attuata dall'occidente verso la sua mediante l'intensificazione dell'attività diplomatica.

La situazione purtroppo si sta complicando anche in Libia perché un'emittente televisiva locale ha riferito che le milizie islamiste avrebbero preso il controllo dell'aeroporto di Tripoli.

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