I due missionari, contagiati dal virus ebola, i primi di agosto in Liberia e curati con il siero sperimentale Zmapp, sono stati dichiarati guariti e dimessi dall'ospedale dell'università di Emory ad Atlanta, sembrerebbe quindi che la nuova cura sperimentale si sia dimostrata efficace contro il virus. In una conferenza stampa, il direttore della divisione delle malattie infettive dell'Emory hospital, ha dichiarato che Kent Brantly e Nancy Writebol sono guariti "I risultati di una serie di rigorose analisi e test condotti su di loro hanno determinato che sono sani", precisando che gli esami sono stati rivisti anche dagli specialisti dei Cdc.

Fino ad ora il siero era stato testato solo sulle scimmie, poiché non è stato ancora approvato per uso su persone, ma è stato reso disponibile ai due missionari sulla base del cosiddetto «Atto compassionevole» della Food and drug Administration, un provvedimento che permette l'accesso a farmaci sperimentali al di fuori di test clinici, in casi eccezionali. Era stato somministrato anche al missionario spagnolo Miguel Pajares, purtroppo senza successo.

Il siero previene l'ingresso del virus ebola in nuove cellule dell'organismo e quindi serve a impedire la diffusione dell'infezione nel corpo.

Al momento, sono disponibili pochissime dosi, e una produzione su scala ampia richiederebbe almeno due mesi di preparazione, hanno avvertito i produttori. Il primo a manifestare i sintomi, il cosiddetto paziente zero, nel piccolo villaggio di Guéckédou nella Guinea sudorientale, sarebbe stato un bambino di 2 anni, morto il 6 dicembre scorso, forse per aver mangiato frutta contaminata dai pipistrelli.

La particolare posizione del villaggio, in una regione lungo il confine tra Liberia, Sierra Leone e la stessa Guinea, ha contribuito alla trasmissione del contagio in questi tre Paesi. I primi ad ammalarsi e morire sarebbero stati i familiari del bimbo: la madre, la nonna e la sorellina di tre anni. Due partecipanti al funerale delle prime vittime avrebbero poi contribuito alla trasmissione del contagio ai loro rispettivi villaggi e da lì, attraverso i parenti stretti e alcuni operatori sanitari, ad altri centri.

Decine di persone erano già decedute in otto diverse comunità della Guinea, quando il virus è stato isolato per la prima volta, a marzo. L'epidemia di Ebola ha fatto finora 1.350 morti con 2.473 casi di malattia da virus in Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria. Lo ha reso noto l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Il Ministero della Salute italiano ha dato disposizioni per il rafforzamento delle misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali, anche se l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi colpiti dall'epidemia

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