Il 13 gennaio 2012 è la data nella quale accade la tragedia del naufragio della nave Costa Concordia nella quale muoiono 32 persone; per questo disastro la Procura di Grosseto ha intenzione di chiedere 20 anni di carcere per l'ex comandante Francesco Schettino. Oggi 2 dicembre 2014 la prima udienza in tribunale nella quale Schettino viene interrogato dal pubblico ministero Alessandro Leopizzi che segue il processo. L'udienza è iniziata alle 10 e vede Schettino parecchio sotto pressione. Il pm fa domande molto precise alle quali Schettino risponde spesso in modo fumoso. Chiede spesso a Leopizzi di ripetergli la domanda, gli dice di riformularne alcune con più chiarezza come se cercasse di capire meglio - in questo modo - cosa voglia sentirsi rispondere (o cosa sia meglio rispondere?) il pm.

Tre piccioni con una fava

Soprattutto all'inizio dell'interrogatorio le domande vertono principalmente su questioni tecniche che mirano a evidenziare eventuali malfunzionamenti della nave; alla maggioranza di queste Schettino risponde che lui non era tenuto a conoscere determinate informazioni perché erano di competenza del comandante in seconda o di altri.

In alcuni casi si contraddice, soprattutto quando si parla di convenienza commerciale dietro all'inchino che poi ha disgraziatamente causato il naufragio. "Con l'inchino abbiamo preso 3 piccioni con una fava" afferma: cioè ha fatto contento Tievoli - il maitre - , Palombo - ex comandante di Grosseto - e anche l'armatore Costa che ne avrebbe beneficiato commercialmente. In realtà questo beneficio commerciale non si capisce bene: i passeggeri non ne erano a conoscenza anche perché essendo notte non avrebbero visto pressoché niente dell'isola. La funzione pubblicitaria sarebbe stata più che altro nei confronti di coloro che erano sull'isola del Giglio che avrebbero potuto vedere e fotografare la nave illuminata.

Schettino sostiene che l'inchino si è sempre fatto: gli era successo anche quando navigava per la Tirrenia anche se in quel caso non era lui il comandante. Informa che un inchino al Giglio in precedenza l'aveva effettuato nel 2007 con la nave Costa Europa.

I passeggeri paganti in plancia di comando anche se si infrangono le norme

Il pubblico ministero Leopizzi chiede: "Costa Crociere fu informata del mutamento di rotta visto che aveva detto che era una offerta commerciale in più? Non era necessario comunicarlo a Costa? Il comandante aveva facoltà di cambiare rotta?". In questo caso Schettino dà una risposta agghiacciante: si, il comandante ha facoltà di modificare rotta senza necessità di informare l'armatore visto che si trattava solo di una accostata e non di una fermata.

Schettino vuota il sacco anche per quanto riguarda la presenza di passeggeri non autorizzati in plancia di comando: "era una prassi che persone paganti - a cui venivano offerte tartine: pagavano a Costa 50-60 euro per la visita in cabina di comando - salissero in plancia anche se le norme non lo consentivano". Addirittura dice che aveva fatto costruire dei copribottoni per evitare che qualcuno inavvertitamente schiacciasse i bottoni di emergenza. Le foto con il comandate in plancia "si son sempre fatte".

Il pm chiede: "alla partenza di civitavecchia le condizioni della nave come erano? Manutenzione, meccanica, funzionalità....nave aveva difetti, avarie, guasti? La nave era perfettamente funzionante?" e Schettino risponde che si era tutto a posto: la Concordia non aveva difetti particolari. Nel pomeriggio il prosieguo della prima udienza.



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