Un'altra strage di migranti costringe a puntare il dito verso Europa. La posizione geografica e il caos politico-sociale hanno trasformato la Libia in un porto di fuga per chi vuole raggiungere l'Europa. Le mafie di trafficanti hanno trovato un mercato sicuro tra i profughi della Siria, Yemen, Eritrea, Kenya e altri Paesi in conflitto. Molti dei barconi non hanno neanche una bussola per trovare il destino finale. E, purtroppo, non è una metafora.

La situazione coincide con diversi tagli economici alla capacità operativa dei salvataggi europei nel Mediterraneo.

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A novembre è stato chiuso l'operazione "Mare Nostrum", un programma iniziato a ottobre del 2013, dopo la morte di 300 migranti di fronte alle acque di Lampedusa. Con "Mare Nostrum" erano stati salvate circa 100mila persone.

A sostituirlo c'è stato il piano dell'Unione Europea "Triton", al quale sono stati destinati circa 3 milioni di dollari all'anno. L'Italia, invece, avrebbe stanziato circa 10 milioni di dollari in "Mare Nostrum". Con un terzo delle risorse gli strumenti di salvataggio sono stati limitati a sei barche, quattro aerei e un elicottero. La sostituzione di "Mare Nostrum" con "Triton" è dovuta alle divisioni su come affrontare il tema tra i 28 paesi dell'Unione Europea. Secondo alcuni paesi, come il Regno Unito, un'operazione di salvataggio potrebbe incoraggiare altri migranti ad assumersi il rischio dello spostamento e a 'lanciarsi in acqua' cercando di raggiungere l'Europa.