L’Italia è colpevole di aver violato l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che prevede il rispetto della vita privata e familiare. A causa di tale trasgressione, avvenuta ai danni di tre coppie omosessuali che da anni vivono in una relazione stabile, lo Stato dovrà a ciascuno di essi 5.000 euro di risarcimento per danni morali. La decisione è stata presa all’unanimità dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, poiché è inammissibile che in Italia l’affidabilità della tutela legale per le coppie omosessuali sia inesistente.

Pur non parlando di un vincolo stabile come il matrimonio, la Corte chiede di trovare un’istituto utile al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Se il Governo non dovesse chiedere ed ottenere un rinvio alla Gande Camera per un più approfondito riesame, la sentenza pronunciata dalla Corte diverrà definitiva tra 3 mesi.

Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme, ha assicurato in tempi brevi una riforma sulla tutela delle coppie omosessuali. Successivamente alle riforme costituzionali, a settembre passeranno al vaglio in Senato le unioni civili; il provvedimento sarà poi approvato con il voto finale alla Camera entro la fine del 2015.

I ricorsi

Le tre coppie si sono appellate alla Corte sotto la guida di Enrico Oliari, presidente di Gaylib, associazione nazionale dei gay liberali di centrodestra. I sei, che da anni vivono insieme rispettivamente a Trento, Milano e Lissone (MI), hanno fatto ricorso contro la possibilità di potersi sposare in Italia, dove non sono riconosciute le unioni civili.

Nel primo caso, i due nel 2008 avrebbero chiesto al Comune di Trento di istituire anche per loro la possibilità di contrarre matrimonio; dopo un secco rifiuto, anche il Tribunale avrebbe negato loro la richiesta.

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Nel 2010, anche la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il loro quesito. Per le altre due coppie, l’iter è stato il medesimo. Perciò, in seguito alla decisione di risarcimento, i legali dei malcapitati si sono rivelati entusiasti; è urgente uno strumento per il riconoscimento almeno delle unioni civili.

La legge italiana

In Italia non vi sono normative che riconoscano le unioni tra due persone dello stesso sesso. Il Parlamento, per ora discute il decreto legge Cirinnà: dopo la prima approvazione da parte della commissione Giustizia, si attende la calendarizzazione in Senato. Sabato scorso, il premier Renzi ha annunciato nell’assemblea dei delegati PD che l’approvazione arriverà entro l’anno nuovo. Non mancano gli ostacoli, specie da parte del clero: secondo la Conferenza Episcopale Italiana le emergenze del paese sarebbero ben altre.

La risposta delle istituzioni

Dopo la sentenza, il sottosegretario alle Riforme del governo Renzi Ivan Scalfarotto sottolinea il suo pieno sostegno alla legge Cirinnà, sostenendo che in un’istituzione europea sostenitrice dei diritti civili sono fuori luogo discriminazioni nei riguardi delle persone omosessuali.

Secondo Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico, componente delle commissioni Giustizia e diritti umani, con la sentenza pronunciata dalla Corte l’Italia si è aggiudicata il primato della negazione dei diritti umani.

In casa SEL, invece, il capogruppo alla Camera Arturo Scotto, avallando la tesi di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, sostiene che il provvedimento emanato dai magistrati di Strasburgo sia un trampolino di lancio per l’accelerazione dei tempi sulle unioni civili.