Una sentenza della Corte europea dei diritti umani, emessa come risposta al ricorso di tre coppie, dice che, nel nostro Paese, le coppie omosessuali non sono tutelate legalmente in maniera appropriata.

Questa sentenza arriva proprio in un momento particolare (e in un certo senso favorevole a sviluppi) per quanto riguarda il dibattito sui diritti delle coppie tra persone dello stesso sesso, cioè una querelle che ormai da troppi anni coinvolge le forze politiche e la società civile del nostro Paese.

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La Corte europea si è espressa in seguito al ricorso di tre coppie omosessuali, due lombarde e una del Trentino, che si erano viste negare il riconoscimento delle loro relazioni.

Le ripercussioni giuridiche della sentenza

Giuridicamente la sentenza della Corte europea non è definitiva e, entro tre mesi, l'Italia può impugnarla e cercare di annullarla di fronte ai cinque giudici della 'Grande Camera', ma, in realtà, nel nostro Paese ora non c'è questa volontà politica e, in generale, le decisioni ribaltate sono molto rare.

Se questa sentenza fosse confermata in maniera definitiva, tutti gli Stati del Consiglio d'Europa sarebbero tenuti a legalizzare le unioni omosessuali (24 nazioni, su 47, hanno già disciplinato queste unioni), e non necessariamente con dei matrimoni.

Se una nazione non rispettasse questa regolamentazione, non subirebbe sanzioni materiali gravi, ma le pressioni arriverebbero sicuramente dal punto di vista morale e politico.

Le reazioni politiche in Italia

Nel Pd Ivan Scalfarotto, sottosegretario ai rapporti col Parlamento, ha detto di essere d'accordo con la Corte europea, e con lui si è allineato anche Nicola Fratoianni di Sel, che ha rivelato che 'esiste una possibile maggioranza per approvare un testo ben più avanzato di quello in discussione al Senato'.

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Anche il Nuovo Centrodestra si è detto favorevole al riconoscimento delle unioni gay, senza equipararle, però, ai matrimoni.

Sono favorevoli anche Forza Italia e grillini, mentre il leghista Salvini ha criticato polemicamente la sentenza della Corte europea dicendo che 'i burocrati decidono per noi'.

Sembra proprio che ci siano tutte le premesse per fare in modo che in Parlamento, finalmente, si smuova qualcosa a riguardo.