Quel 2 agosto non doveva essere poi così diverso da quello che, 35 anni dopo, ci apprestiamo a vivere. Chi si sveglierà tardi, contento di avere un'intera giornata per non pensare a nulla, chi getterà lo spazzolino in cima ad un mucchio di vestiti, e dopo essersi finalmente convinto di avere i soldi giusti per il biglietto correrà a prendere un treno: il caldo, le vacanze, la promessa di un respiro diverso, calmo, buono. Quella sala d'aspetto, a Bologna, è sempre la stessa: i vecchi ed i ventagli, le coppie si baciano e fanno progetti, i bambini non stanno fermi, qualcuno parla da solo e legge fumetti. Quel 2 agosto, però, gli arrivederci sono diventati addii. L'orologio s'è fermato: 10.25, un orario assurdo, apoteosi dell'attesa, troppo tardi per far colazione, troppo presto per pranzare, indegno anche per scambiarsi un ultimo saluto.

Così resterà per sempre, lasciando chiunque distrattamente vi butti l'occhio nell'istantaneo e sferzante gelo del ricordo. Questo è il simbolo dell'imperscrutabilità della morte, così come l'autobus della linea 37, che servì da pronto soccorso mobile subito dopo l'esplosione, è quello della reazione umana e compassionevole, la risposta al crimine con il coraggio. Impossibile dimenticare le 85 vittime del più meschino atto di terrore della nostra storia recente, un massacro che non aveva obiettivi, se non sangue e dolore unanime, e ancora oggi non ha alcun mandante. 

Le indagini e i depistaggi

Le autorità seguirono fin da subito la pista del terrorismo nero, ma quelle in cui si mossero le indagini erano acque tutt'altro che limpide: depistaggi e una certa disinformazione ad hoc erano all'ordine del giorno.

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Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica P2, dichiarò che a provocare l'esplosione fu un mozzicone di sigaretta caduto su del materiale esplosivo. Alcuni vertici dei servizi segreti fecero ritrovare in un treno a Bologna una valigia, contenente esplosivo dello stesso tipo rinvenuto sul luogo della strage ed alcuni oggetti personali appartenenti a due estremisti di destra; fabbricarono inoltre un finto dossier, "Terrore sui treni", che doveva svelare gli intenti terroristici dei due presunti colpevoli. Ad essere condannati per la strage di Bologna furono infine due neofascisti del NAR, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, rivendicando decine di altri omicidi. I due amanti furono incastrati dalla testimonianza di Massimo Sparti, che avrebbe ricevuto la loro visita due giorni dopo la strage: la Mambro cercava nuovi documenti per andare a nascondersi in Sicilia, mentre Fioravanti si diceva sicuro del suo anonimato, dato che quel giorno alla stazione si era travestito da tipico turista tedesco.

La commemorazione 

La cerimonia avrà inizio alle 8.30 in comune, con l'Associazione dei parenti delle vittime che ascolterà il messaggio del sottosegretario Claudio De Vincenti. In seguito, Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione, e il presidente del Senato Pietro Grasso interverranno in piazza Medaglie d'Oro. Il corteo partirà poco dopo da Piazza Nettuno e arriverà intorno alle 10 davanti alla stazione. Lì ci sarà silenzio, ancora una volta, e sul piazzale ricostruito si potrà stringere in un pugno il pensiero, che la vita sempre continua: allora, tra le grida disperate e le mani sporche di calce e sangue, e adesso, in un'altra epoca, bisognosa più che mai di buona memoria.