Assolti in secondo grado. Secondo la Corte di Appello di Firenze i sei imputati per lo stupro ai danni di una 23enne nel 2008 a Fortezza da Basso, condannati nel 2013 in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione con l'accusa di stupro, mentre il 26 luglio 2008, sono stati dichiarati innocenti.

Assurde le motivazioni che hanno indotto all'assoluzione dei sei ragazzi: giudizi morali

Recentemente la Corte d'appello di Firenze ha assolto tutti e sei gli imputati. Benché, secondo il pubblico ministero, non l'avessero fatta bere, sapevano che la ragazza era visibilmente ubriaca e in base a ciò ne avrebbero approfittato.

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Reato di stupro per il codice penale. Questo però non bastò per condannarli perché in aula hanno definito la vittima consenziente perché "nota per le sue libertà sessuali".

La Corte, ha definito la vicenda come "incresciosa, ma non censurabile" perché anche se la giovane era ubriaca è stata considerata "presente a se stessa". E ancora. Secondo i giudici e la difesa, la ragazza avrebbe denunciato per rimuovere quello che considerava un suo momento di fragilità. Insomma, secondo loro, avrebbe falsamente accusato dei ragazzi per ripulirsi la faccia.

Lo stereotipo della donna fragile, ma diabolica. È quanto emerso dalle parole dei giudici che per assolvere i sei imputati hanno scavato perfino nella vita privata della vittima, trasformandola in imputata. Dunque "fragile ma al tempo stesso disinibito, in grado di avere rapporti occasionali ma allo stesso tempo non convinta "con vita sessuale "non lineare".

Vita sessuale non lineare: queste ultime parole si rifanno alla vita sessuale della vittima. Aver avuto (almeno) "un rapporto occasionale", aver scelto "una convivenza" anziché indossare l'abito bianco e perfino aver osato avere "un rapporto omosessuale" sono tutti elementi per sottolineare l'anomalia sessuale della vittima.

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Questo è quanto è emerso dai documenti. Insomma, si è agito in base a sentimenti bigotti, secondo i quali una convivenza e un rapporto sessuale prematrimoniale continuano ad essere peccati, e maschilisti, secondo cui una donna non può essere bisessuale o avere una vita sessuale senza coinvolgimento sentimentale.

Nessuno ha pensato di scavare sulla vita sessuale di nessuno dei sei imputati. Loro sono uomini, possono avere tante donne, anche attraverso coercizione. Dunque, essere bisex, convivere con un uomo o avere rapporti consensuali per una donna pare siano considerati comportamenti più gravi.

Dunque non è tanto grave l'assoluzione in sé ma la forte misoginia e omofobia espressa dalle parole in aula, condizionata da forti credenze sessiste sulla base di stereotipi pornografici e maschilisti radicati nella società.

Le parlamentari di Sel si sono indignate, così come l'avvocato della 23enne, Lisa Parrini, che parla di "giudizi morali".

Slut-shaming: ossia l'atto di far sentire colpevole una donna per la sua vita sessuale

È l'espressione adottata dalle femministe americane quando hanno realizzato che forse è l'ora di fermare l'onta delle donne spesso in base alla propria sessualità. Sia nella vita privata, sia da parte delle istituzioni.

Per la stessa mentalità lo stupro continua ad essere considerato un reato minore, la vittima deve in ogni modo dimostrare che non era consenziente, anche se ci sono prove.

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Lo slut-shaming è victimblaming, ossia la tendenza a fare il processo alla vittima. Esso si fonde con la cultura dello stupro poiché la supporta. Dunque, una ragazza può essere violentata se ha una sessualità attiva, oppure colpevolizzata in seguito ad uno stupro.

Questa mentalità rientra nelle credenze comuni dell'opinione pubblica ma anche nelle aule dei tribunali ed è in ragione di ciò che pochi stupri finiscono con una condanna. Ma è anche per lo stesso motivo che molte donne scelgono ancora il silenzio.