Una particolare metafora quella utilizzata da Papa Francesco nel suo terzo giorno di visita in Africa: lo chiama 'lo zucchero', ma è la corruzione, perché dolce e in un primo momento fa vivere situazione piacevoli perché di vantaggio, ma in un secondo momento, con il verificarsi del suo abuso, l'uomo non riesce più a vivere in pace. Il pontefice non ha negato che il male della corruzione è presente anche in Vaticano. Francesco infatti non muove mai una critica o predica senza mettere in evidenza come tutti, e in tutti gli Stati, siano o siamo peccatori. Si è anche parlato di 'integrazione urbana' e della necessità di risolvere l'isolamento della popolazione del Kenya che, nonostante le sue risorse, è costretta a relegarsi nelle aree 'piene di fango e senza infrastrutture' mentre il resto del territorio e delle ricchezze resta 'nelle mani di pochi'.

'La violenza, il conflitto e il terrorismo - ha detto il Santo Padre - si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione, tema particolarmente sentito nello stato kenyano.

Papa Francesco visita il quartiere di Kangemi a Nairobi

Tra i quartiere più poveri quello di Kangemi a Nairobi, nella periferia della capitale del Kenya. Ed è proprio qui che il pontefice è voluto andare per salutare e portare la sua testimonianza di fede ai giovani nello Stadio Kasarani. Papa Francesco, durante il suo XI pellegrinaggio internazionale, ha detto loro: 'Non prendeteci gusto. Non accettate questo zucchero che si chiama corruzione'. Una chiara metafora che Bergoglio ha bene in mente e che sottintende gli attuali fatti che in questi mesi stanno sconvolgendo la credibilità della Chiesa, primo fra tutti il Vatileaks 2 e la perversione dei prelati all'interno della Santa Sede e non solo.

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Bergoglio ha paragonato la corruzione allo zucchero, 'che è dolce e ci piace', ma nasconde altro male - aggiunge il Pontefice - perché a furia di assumerlo 'diventiamo diabetici' e non solo. Con il male della corruzione 'anche le nazioni diventano diabetiche'. Una metafora chiara e forte che non si ferma al fedele, alla sua comunità, ma alle intere nazioni. Francesco ha spiegato ai fedeli presenti al Kasarani che il fenomeno della corruzione sottrae all'uomo l'allegria, perché l'uomo corrotto non può vivere sereno e in pace'. Aggiungendo che questa 'non è un cammino di vita' ma di morte. A conclusione del suo discorso, Il Santo Padre ha evidenziato quanto gli stessi mali siano presenti in ogni luogo, in ogni Stato, in ogni istituzione, mettendo in primis davanti ai fedeli del Kenya, le colpe stesse del Vaticano: 'La corruzione c'è anche in Vaticano'. Sembra non dimenticare mai Papa Francesco nei suoi discorsi di mettere in evidenza che anche in Vaticano ci sono gli stessi mali di cui accusa e lancia messaggi di conversione ai suoi fedeli: forse un gesto di umiltà, forse anche un sentimento che comporta diversi sensi di colpa interiori al pensiero di 'invitare i propri fedeli' a seguire un cammino di fede non praticato dagli stessi suoi ideatori e promotori.

Questo pomeriggio il Papa è atteso in Uganda, fremiamo per conoscere il suo nuovo messaggio. Se desideri restare aggiornato sul viaggio del Papa in Africa, clicca su 'segui' in alto alla tua destra, e/o vota la news se l'avrai ritenuta interessante.