L’ultima settimana ha portato cambiamenti importanti sullo scenario che riguarda il conflitto in Siria. Questi cambiamenti erano già annunciati dall’ingresso della Russia in campo, con una partecipazione significativa sulle operazioni militari e logistiche che hanno portato di fatto una boccata d’aria al regime di Assad. La strategia russa non ha sorpreso gli analisti politici, il presidente Putin aveva in mente di entrare nuovamente come protagonista in una zona strategica per gli interessi russi, una zona che loro non hanno mai abbandonato.

Il momento scelto per entrare sul campo è stato determinato dalla situazione drammatica del regime di Assad, stretto nella morsa delle varie fazioni nel campo, aiutate da anni di Intelligence americano, per quanto riguarda i ribelli del regime, e dai paesi del golfo che indirettamente offrono aiuto allo stato islamico.

La situazione attuale presenta molte similitudini con la situazione libica di anni fa, quando il paese era soffocato dai conflitti dei vari gruppi etnici che volevano rovesciare un regime autoritario per prendere il controllo delle zone ricche del paese e per poter guidare i propri interessi.

Il paese guidato da Assad ha avuto sempre problemi legati alle divergenze tra le varie etnie che vivono in quell’area. Con la caduta del regime iracheno, l’intera zona è diventata fragile, l’equilibrio precario che esisteva prima è stato rimosso e sono comparsi i cambiamenti nella politica regionale dei paesi forti, vicini alla Siria, come la Turchia e l'Iran, e con la Russia che non poteva guardare indifferente l’influenza americana in zona, praticamente alle sue porte.

Le minacce dell'ISIS all'Occidente

La situazione un anno fa sembrava di fatto congelata, con l’ISIS che guadagnava terreno e minacciava continuamente l’Occidente, ma la sua minaccia sembrava molto remota per l’Europa e comunque confinata alla zona calda del Medio Oriente. La concentrazione e lo sviluppo dello Stato Islamico e la minaccia in crescita per l’Occidente, materializzata in Francia all’inizio dell’anno e adesso a Parigi, hanno fatto precipitare le cose e nel campo sono entrati tutti i paesi che prima guardavano in modo indifferente la situazione.

Questo modo di reagire tempestivo probabilmente porterà ad una intensificazione dei bombardamenti sul campo, con una concomitanza delle operazioni via terra da parte del regime di Assad e delle truppe curde.

Lo scenario di guerra è molto complesso, perché si parla di una zona interessata da conflitti regionali che durano da molti anni, come quello tra Israele e il mondo arabo in generale, oppure conflitti recenti ma non trascurabili come quello tra Arabia Saudita e Yemen.

Adesso la situazione siriana è ancora più complessa perché sembra che le coalizioni siano molto fragili, guidate da interessi opposti e con contraddizioni che possono compromettere molto facilmente l’intera azione congiunta, così come abbiamo visto di recente con l'aggressione turca verso gli aerei russi. La Turchia non ha voluto rinunciare alla sua influenza e altrettanto non ha abbandonato le popolazioni turcomanne che vivono a ridosso del confine con la Siria.

E’ stato un gesto voluto, come uno scacco per lo zar Putin che adesso deve cambiare la strategia e tenere in considerazione che la Siria non sarà lasciata in mano solo all'esercito siriano e le bombe russe, ma in quella zona la presenza della Nato e dell'Occidente sarà ancora forte. Una presa di posizione forte dalla Nato, così come non abbiamo visto nel caso dell’Ucraina lasciata scoperta dall’aggressione russa, e con risultati imprevedibili. La Russia potrebbe andare da sola con il regime di Assad e tentare di raggiungere gli obbiettivi fissati, oppure accettare un’azione comune con l’Occidente per sconfiggere lo Stato Islamico. Qualsiasi scelta che i politici pensano di offrire al regime siriano, a lungo termine può portate ad una situazione molto simile al territorio libico, con un futuro altrettanto incerto per la popolazione siriana.

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