A due settimane dagli attentati di Parigi è possibile effettuare un cauto bilancio sui risultati dei piani di sicurezza predisposti in Italia. Anche il nostro Paese è inserito nell’elenco dei bersagli dell’Isis (“per favore chiamatelo spregiativamente Daesh,  hanno chiesto i Paesi arabi”).

Dall’inizio dell’anno, 61 persone sospette sono state espulse, mentre per bocca del ministro dell’Interno Angelino Alfano, l’annuncio è di ieri, i nostri servizi hanno recentemente sventato un attacco terroristico.  

Secondo numerosi esperti, i servizi italiani sono tra i migliori nonostante l’esiguità di mezzi e di risorse economiche.

E’ innegabile che abbiano evitato più di un’azione terroristica: il problema è che materialmente impossibile prevenirle tutte.

Antiterrorismo

Ma su quali strumenti legislativi poggia l’attività antiterrorismo? Quali sono i provvedimenti adottati dopo i fatti parigini e quali sono i rischi per l’Italia?

La nuova legge varata nello scorso aprile contempla alcune modifiche al codice penale, quale l’inasprimento della pena da cinque a otto anni di carcere per chi si arruola con i jihaidisti negli scenari di guerra o per chi supporta i combattenti con la propaganda. E’ stata inoltre istituita una “lista nera” dei siti internet che sostengono il terrorismo ed è possibile oscurarli con una semplice autorizzazione della magistratura. La legge ha inoltre rafforzato il ruolo dei servizi favorendo le operazioni sotto copertura e allargando le garanzie per gli agenti infiltrati.

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Nel complesso l’Italia è preparata ad affrontare un fenomeno del genere; ha combattuto nei lontani anni ’70 il terrorismo di sinistra e l’eversione di destra endogeni. Possiede esperienza e conoscenze adeguate. Le misure approvate ad aprile vanno nella direzione giusta in quanto colpiscono, tra l’altro, non solo il reclutatore, ma anche il reclutato. Quello che ancora manca nel nostro Paese, secondo un recente rapporto dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, è la prevenzione. Molti paesi europei hanno infatti investito molto per evitare i fenomeni di radicalizzazione dei soggetti che adottino comportamenti estremisti.

No a leggi speciali

Il Governo ha escluso il ricorso a leggi speciali poiché rafforzerà sia le misure già in vigore sia il ruolo dei servizi segreti. Meglio se con l’aumento delle risorse economiche e con un’opportuna unità d’intenti a livello di ministeri.

Se un appunto si può muovere a tutti i servizi europei è quello di collaborare ancora poco poiché spesso si ritrovano in posizione concorrente o rivale per questioni economiche.

Quanto all’arruolamento dei cosiddetti “foreign fighters” (combattenti stranieri) il fenomeno in Italia è meno rilevante che in altri partner europei, quali Gran Bretagna e Francia. Le stime ufficiali parlano di poche decine. Tuttavia, ammonisco gli esperti, la tendenza potrebbe dilagare se le istituzioni non sapranno assimilare dal punto di vista identitario le seconde e le terze generazioni dei nuovi italiani. L’allusione nemmeno troppo velata è al vuoto lasciato dalla politica, incapace di stare al passo con i tempi.