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Il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, dovrà dimostrare ora l'estraneità ai fatti che gli sono stati addebitati. Il presule è finito nel registro degli indagati, l’accusa è di appropriazione indebita di somme che sarebbero confluite nel suo conto personale e di assegni provenienti da conti correnti intestati alla Diocesi, circa 180 mila euro. Le indagini coordinate dalla Procura di Marsala e condotte dai militari della Guardia di Finanza, sono scaturite dal dissesto finanziario della stessa Diocesi il cui “buco” sarebbe di oltre 5 milioni di euro. I legali del vescovo hanno comunque precisato che “l’indagine è stata determinata da una precisa volontà di Monsignor Mogavero di denunciare le irregolarità di gestione del servizio di economato”.

In effetti l’ex economo della Diocesi, Don Franco Caruso, rimosso a suo tempo dal vescovo, è indagato a sua volta per appropriazione indebita e malversazione. In merito alle somme transitate sul conto di Monsignor Mogavero, gli avvocati Stefano Pellegrino e Nino Caleca hanno puntualizzato che “in merito ad un bonifico di 100 mila euro del quale il vescovo contabilmente sarebbe stato il beneficiario, è stato provato e documentato che il suddetto bonifico risulta addebitato sul conto diocesano presso la Banca Prossima ed accreditato ad Ernesto La Magna (un artista, ndr) sul suo conto corrente per le opere realizzate per la chiesa di Pantelleria. È un mero errore di redazione della scrittura contabile effettuata da altri. È documentato – concludono i  legali – che mai il vescovo si è appropriato o ha sottratto alcuna somma di denaro”.

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L’inchiesta sull’ex vescovo di Trapani

Le indagini su Mogavero seguono il caso relativo all’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, che alcuni mesi fa è stato indagato dalla locale Procura con le accuse di appropriazione indebita e malversazione. Nel mirino degli investigatori c’è un presunto ammanco di due milioni di euro dai fondi dell'8 per mille destinati alla Diocesi trapanese. Questo mese di dicembre la Cassazione ha confermato il sequestro da parte delle Fiamme Gialle di opere d'arte e preziosi trovati nella villa dell'ex vescovo e provenienti da diverse chiese trapanesi. Monsignor Miccichè è stato inoltre accusato di diffamazione e calunnia nei confronti dell'ex direttore amministrativo della curia, Don Ninni Treppiedi.

Accuse di “scarsa attendibilità”

Il tutto era partito dall'inchiesta del 2011 sulla gestione di due Fondazioni gestite dalla Diocesi di Trapani. Nella circostanza il vescovo di Mazara, Domenico Mogavero, era stato nominato direttamente dalla Santa Sede in qualità di visitatore apostolico, con potere ispettivo, per far luce sulla vicenda.

Miccichè era inizialmente risultato “parte lesa” mentre 13 persone erano state iscritte nel registro degli indagati con le accuse di frode, calunnia ed appropriazione indebita. Nel 2012 Francesco Miccichè era stato comunque costretto ad abbandonare la diocesi che guidava dal 1998 su provvedimento diretto di Papa Benedetto XVI. Per i magistrati alla fine le sue parole contro Don Treppiedi si sono rivelate di “scarsa attendibilità” anche perchè nel tempo diverse accuse mosse all’ex economo sono cadute. Per Miccichè è stato un boomerang che gli si è rivoltato contro.