"Permangono forti segnali di mutamento dell'organizzazione mafiosa in provincia di Palermo e di 'regolazione' interna delle consorterie: le riconfigurazioni degli assetti e delle aree di influenza tenderebbero a garantire un sufficiente livello di operatività, anche nelle aree oggetto di maggio contrasto investigativo-giudiziario". E' quanto emerge dalla relazione dell'attività della Dia relativa al primo semestre 2015 presentata nei giorni scorsi in Parlamento dal ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Segnali di mutamento e regolazione interna nell'organizzazione in provincia di Palermo

Permane la struttura unitaria e verticistica della 'cupola', articolata sul territorio in mandamenti e famiglie, "i rispettivi capi conserverebbero il loro ruolo - viene spiegato nel dossier della Dia - anche durante eventuali periodi di detenzione delegando l'esercizio delle funzioni a specifici reggenti.

Si avverte la possibilità che le famiglie più forti finiscano per imporre la propria egemonia su quelle più deboli, sottomettendole o includendole nella propria sfera di influenza con una conseguente rimodulazione dei confini tra un mandamento e l'altro. La mafia nel territorio palermitano risulta tuttora composta da 14 mandamenti (di cui 8 in città), ripartiti tra le 78 famiglie che operano in provincia, di cui 33 direttamente nelle aree urbane. "Ciononostante, la persistente assenza di una leadership accentrata - si legge nella relazione - ha indotto la mafia palermitana a privilegiare una gestione collegiale degli affari illeciti più importanti attraverso un confronto sulle questioni fondamentali da parte dei giovani capifamiglia reggenti sulla scorta di orientamenti deliberati anche da capi legittimi attualmente detenuti".

Mafia, l'assenza di una leadership accentrata impone gestione collegiale degli affari

"Tali moduli di coordinamento sembrerebbero esprimere una forma di rappresentatività dell'organizzazione, legittimando un organismo collegiale provvisorio con funzioni di consultazione e raccordo strategico costituito dai più influenti capi mandamento della città delegati ad individuare una linea comune pur nel rispetto dell'autonomia delle famiglie.

In questo scenario pesano comunque le variabili non prevedibili derivanti dalla recente scarcerazione di uomini d'onore portatori di potenziali elementi di rilancio o di rottura rispetto ai precari equilibri di volta in volta instaurati. Considerazioni a parte - viene spiegato nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia che a Palermo è guidata dal colonnello Riccardo Sciuto - riguardano le famiglie cittadine di Borgo Vecchio e dello Zen che nel periodo in esame sono state interessate da violenti sconti interni culminati in conflitti a fuoco e, nel caso dello Zen, in un omicidio.

Entrambe le cosche, fortemente compartimentale, sono note per aver beneficiato, in passato, di una spiccata autonomia". Diverse le retate antimafia nel periodo in esame scaturite dalle inchieste "Apocalisse 2", "Verbero", "Grande Passo 2", "Jafar", "Pizzo", e "Porta dei Greci".

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