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Quella che emerge di Roberto Obert è una personalità debole, fragile, un uomo di 53 anni completamente succube di un ragazzo di 21 anni. Per il suo amante  Robert avrebbe fatto di tutto e questo il trasformista dai mille volti lo sapeva bene, per questo si è avvalso del suo aiuto per commettere l’atroce delitto dell’insegnate Gloria Rosboch. Robert Obert parla ai giudici che lo interrogano di Gabriele Defilippi descrivendolo come un uomo seducente e camaleontico, così bravo a giocare con le sue vittime utilizzando tutto il suo narcisismo e la sua sensualità.

Robert Obert per Gabriele provava una attrazione fisica fortissima, tanto da sopportare anche le sue stravaganze e i suoi tradimenti. Gabriele faceva di quel rapporto quello che voleva, lo faceva diventare più intenso quando ne aveva la necessità, si allontanava quando individuava altre vittime, siano esse donne o uomini.

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“Con lui e per lui – avrebbe detto Robert – ho fatto cose che mai pensavo di poter fare”, quel ragazzo di 32 anni in meno riusciva a manipolarlo come voleva, solo in una cosa non è riuscito: farsi prestare 200.000 euro. Dalle pagine del Corriere emerge che all’inizio del loro rapporto Grabriele Defilippi aveva chiesto al 53enne, benestante, un prestito di duecento mila euro, ma Robert non cedette alla richiesta di quello che poi sarebbe divenuto il suo amante. Pur di stare accanto a lui Obert era disposto a tutto, perfino ad accettare rapporti sessuali a tre che avvenivano, spesso, a Torino e dopo l'uso di droghe. Poi il ragazzo scompariva, per giorni non si faceva più vivo e a giustificarlo c’era sempre la mamma: “sai, in questo periodo Grabriele è molto nervoso”. Poi, come se nulla fosse, il seducente ventunenne ritorna dal suo amante raccontandogli di un problema che lo infastidisce, quel problema si chiama Gloria Roch.

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Robert acconsente ad aiutare Gabriele nel suo piano perfido, il 53enne mette a disposizione l’auto "all’interno della quale – ha detto ai giudici – Gabriele ha strangolato la donna. Poi i due si sono disfatti del corpo gettandolo nel pozzo a Rivara".

La paura del carcere

Ma la storia non finisce qui, nonostante tutto Robert continua ad essere succube di quel ragazzo dicendo agli inquirenti di provare grande attrazione, ma anche tanta paura. “Gabriele – avrebbe detto Obert ai giudici – spesso si vantava di avere amicizie legate ad ambienti mafiosi – io ho paura che in carcere mi possa succedere qualcosa di brutto”. Insomma, quella di Castellamonte è una storia subdola, che nasconde ancora chissà quali misteri. Un ragazzo capace di manipolare tutti e tutte, vittime inconsapevoli cadute nella sua rete, un gioco durato fin troppo, fino al tragico epilogo.