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Una delle immagini più tragicamente significative del 13 novembre 2015, la notte degli attentati di Parigi, è quella dello "Stade de France" a Saint Denis. Lo scoppio udito dagli oltre 80 mila spettatori e dai giocatori in campo mentre si stava disputando l'amichevole di lusso tra Francia e Germania, la gente che all'interno del catino dello stadio non sapeva ciò che stava accadendo fuori, il rettangolo di gioco invaso dagli spettatori. Uno dei fotogrammi indelebili, purtroppo, di una capitale francese sotto attacco.

La data di una partita di calcio di grande richiamo non è stata sicuramente scelta a caso e, tra l'altro, lo stesso Salah Abdeslam, uno degli esecutori materiali degli attacchi arrestato pochi giorni prima dei fatti di Bruxelles, ha dichiarato ai giudici la sua intenzione di quella sera "di farsi esplodere allo Stade de France", salvo poi averci "ripensato".

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La Francia, a partire dal prossimo 10 giugno e dunque tra meno di un mese, sarà il teatro della 15esima edizione dei Campionati Europei di calcio. Le forze antiterrorismo sono già al lavoro affinchè una grande festa dello sport non diventi un obiettivo specifico del terrorismo di matrice jihadista.

L'allarme dell'Europol

Sono mesi che si parla del torneo continentale con timore, essendo una manifestazione di grande richiamo dove lo Stato Islamico potrebbe colpire ancora, lontano dalle zone di guerra dove teoricamente la gente dovrebbe essere al sicuro. Che nel vecchio continente non siamo al sicuro lo dimostrano le stragi di Parigi e Bruxelles. Naturalmente non bisogna eccedere in facili allarmismi ma nemmeno accovacciarsi su due guanciali. A rinnovare l'allarme ci ha pensato Rob Wainwright, capo di Europol.

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"Siamo preoccupati per i Campionati Europei di calcio - ha detto - perchè rappresentano un obiettivo attraente per l'Isis". Ovvio che un attentato terroristico nel corso di una manifestazione sportiva di risonanza mondiale è un'ottima occasione di propaganda per il fondamentalismo islamista violento.

Perchè colpire ancora in Europa?

Non è sbagliato considerare lo Stato Islamico qualcosa di più grande di una semplice organizzazione terroristica. L'Isis nasce da una costola di Al Qaeda e già prima dell'attentato alle Torri Gemelle il suo fondatore, il giordano Abu Mus‘ab al-Zarqawi, teorizzava la possibilità di lanciare una guerra internazionale alla cultura occidentale. Quello che però differenzia l'Isis è il disegno di una vera e propria nazione in nome della jihad e le operazioni militari in Siria ed Iraq sono la testimonianza di questa strategia. Oggi il sogno del sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi sta andando in frantumi. I miliziani dell'Isis perdono terreno e stanno rischiando di cedere alle forze militari regolari di Siria ed Iraq le loro proclamate capitali, Raqqa e Mosul.

Crediamo sia solo questione di tempo, le forze dell'Isis non sono in grado di reggere una guerra aperta contro veri eserciti. Ecco che al-Baghadadi potrebbe tentare di "battere un colpo", attaccando nuovamente l'Europa. Questa tesi è sposata in pieno dalla Rand Corporation, noto istituto statunitense che si occupa di analisi politiche internazionali, ed anche dall'Europol.

'Necessaria più collaborazione tra le intelligence'

"Gli Europei di calcio potrebbero rappresentare un obiettivo sensibile - ha detto Rob Wainwright - ma non l'unico. Siamo in stato di massima allerta perché in Francia ci sarà un grande concentramento di persone provenienti da tutto il continente ma riteniamo possibili gli attacchi in altre parti del mondo, negli Stati Uniti ma anche in Arabia Saudita o Israele". Il numero uno di Europol lancia un ulteriore allarme e riguarda le misure di sicurezza che in Europa, allo stato attuale, non sarebbero sufficienti. "Impossibile monitorare tutti i potenziali attentatori, riteniamo pertanto necessaria una maggiore collaborazione tra i servizi segreti con scambio continuo di informazioni, oltre alla composizione di unità antiterrorismo più numerose ed equipaggiate".