Se i terroristi islamisti cercavano l'ennesima propaganda di sangue l'hanno trovata a Balad, in Iraq, dove due giorni fa un attentato ad un locale notoriamente da tifosi del Real Madrid ha causato 16 morti e 25 feriti. I killers sono entrati, armati di kalashnikov, ed hanno iniziato a sparare sui clienti del Caffè. Non è certamente l'unico attentato che ha sconvolto il Paese, il numero è impressionante.

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Non è nemmeno il più grave ma risalta, perché trasforma il calcio in un obiettivo sensibile. Ziad Subhan, presidente del fan club del Real a Balad, ha detto a chiare lettere che i jihadisti non amano il calcio. "Pensano sia antimusulmano", ha commentato amaramente.

Quando i talebani vietarono il calcio

Calcio antimusulmano? Non è una novità, è già accaduto in passato in Afghanistan. Durante il governo dei talebani, dal 1996 al 2001, il gioco più bello del mondo rientrava tra le pratiche vietate dal regime fondamentalista, insieme alla musica ed a tante altre attività ricreative.

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I "leoni di Khorasan", così sono soprannominati i giocatori della Nazionale afghana, hanno ripreso a fare attività agonistica nel 2003. Nel 2013 l'Afghanistan ha vinto il suo primo trofeo calcistico internazionale, la Coppa della Federazione dell'Asia meridionale (SAFF Cup). Non corrisponde al vero, invece, la credenza che l'ayatollah Khomeini avesse vietato il calcio in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979.

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Real Madrid

In realtà negli anni '80 quasi tutte le attività sportive del Paese furono sospese ma a causa della lunga guerra con l'Iraq.

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