La Cassazione ha stabilito che Alberto Stasi agì con impeto, ed ha scelto di non attribuire l'aggravante per crudeltà nell'omicidio della giovane Chiara Poggi. I giudici hanno spiegato che, come per il delitto commesso da Salvatore Parolisi ai danni della povera moglie, Melania Rea, anche Stasi avrebbe agito senza infliggere torture fisiche alla fidanzata. La Cassazione ha, inoltre, aggiunto che ogni indizio si incastrerebbe alla perfezione con la ricostruzione dei fatti, l'intero quadro della situazione appare perciò, come un mosaico e tutte le prove ottenute dal lavoro della scientifica e degli inquirenti portano ad Alberto Stasi come unico colpevole.

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Quasi nove anni dall'omicidio di Chiara

Era un lunedì mattina del 13 agosto 2007 quando, la 27enne Chiara Poggi, laureata in economia, venne uccisa a Garlasco (Pavia) all'interno della villetta in cui risiedeva assieme ai genitori ed il fratello (che in quel periodo si trovavano in vacanza, fuori città). Aprì la porta al proprio assassino restando in pigiama, fu proprio questo il primo indizio che portò le forze dell'ordine a concludere che Chiara dovesse conoscere la persona che le tolse la vita.

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L'arma del delitto non venne mai identificata, si ipotizzò che potesse trattarsi di un martello. Fu proprio il fidanzato Alberto Stasi a chiamare il 118 affermando di aver trovato il corpo della 27enne steso a terra immerso in un lago di sangue. Questo aspetto fece concentrare da subito le attenzioni degli inquirenti su Stasi in quanto, le suole delle scarpe del giovane studente della Bocconi, da subito esaminate dalla scientifica, risultarono prive di tracce ematiche mentre varie dimostrazioni, nella ricostruzione del ritrovamento del cadavere, mostrarono con chiarezza, che per Alberto sarebbe stato impossibile non calpestare il sangue a terra.

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Cronaca Nera

Stasi venne arrestato a settembre del 2007

La condanna 

I legali di Stasi riuscirono inizialmente a far scarcerare il giovane sostenendo che sulle scarpe non fossero presenti tracce di sangue in quanto, quest'ultimo, era già secco al momento del ritrovamento del corpo, aggiungendo che Chiara probabilmente rimase vittima di una rapina finita male. L'ipotesi venne da subito scartata e le indagini per provare la colpevolezza del giovane proseguirono senza interruzioni.

Tutte le prove raccolte, infine, il 17 dicembre del 2014 portarono ad una condanna di reclusione di 24 anni per aver ucciso la propria fidanzata. Con il rito abbreviato, la pena venne poi ridotta a 16 anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che Stasi agì in preda ad un impulso di rabbia ed emotività, scegliendo quindi di non attribuirgli l'aggravante per crudeltà, decisione che, come nel caso di Melania Rea, farà senz'altro discutere l'opinione pubblica.

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