La mano della camorra sul pane ed altri prodotti da forno nell’area casertana. L’incredibile retroscena emerge da un’inchiesta della guardia di finanza e della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli che, questa mattina, ha portato all’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni, società e attività commerciali per un valore complessivo di oltre diciotto milioni di euro.

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I vertici delle aziende finite nel mirino dell’Antimafia, infatti, avrebbero imposto una sorta di monopolio in importanti fette di mercato. Al centro dell’indagine ci sono elementi di spicco della fazione del superboss Michele Zagaria del clan camorristico dei casalesi.

Indagati vertici della cosca dei Casalesi, imprenditori e prestanome

In manette sono finiti, tra gli altri, N. D. V. di 48 anni, pluripregiudicato e sorvegliato speciale, uomo di fiducia e un tempo autista di Zagaria, P.

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F. di 46 anni, già noto alle forze dell’ordine e cugino del capoclan dei Casalesi, M. M. di 46 anni, esponente di spicco del clan di camorra degli Schiavone, e l’imprenditore G. M. di 44 anni, titolare di un gruppo di imprese e di una caffetteria di Santa Maria Capua Vetere. L’operazione è stata effettuata dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, agli ordini del colonnello Giovanni Salerno, dai militari dell’Ufficio Operazioni, guidati dal tenente colonnello Agostino Tortora, e dagli uomini del Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata (Gico), diretti dal tenente colonnello Giuseppe Furciniti. Nove in totale, sei in carcere e tre ai domiciliari, i provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea.

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Smantellato il sodalizio: ecco come imponeva gli acquisti

Ad essere smantellato, secondo le accuse, un gruppo criminale inquadrato all’interno della cosca dei Casalesi che aveva lo scopo di acquisire e controllare attività commerciali a Grazzanise, Cancello ed Arnone, Pastorano, Santa Maria Capua Vetere, Giugliano in Campania, Sparanise e Teano. “Stando a quanto emerso dalle indagini, – ha scritto in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, M.

M. pianificava e organizzava con G. M. lo smistamento del pane sul territorio di Caserta e interveniva direttamente per imporne l’acquisto dalle imprese controllate dal clan. Inoltre, concludeva accordi con altre fazioni camorristiche per ripartirsi le aree dove distribuire i prodotti stabilendo anche le modalità strategiche per condividere gli utili”.

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