Siamo a Muravera, un comune di poco più di cinquemila abitanti nel Sud della Sardegna. Protagoniste del video due ragazze di appena 15 anni, una vittima dell'altra: derisa e picchiata di fronte ad un pubblico che assiste divertito. Si tratta dell'ennesimo caso, dell'ennesimo video di brutale violenza e dell'uso assolutamente inappropriato dei social. Ciò che fa più scalpore è il fatto che nessuno abbia fermato la bulla, anzi. I ragazzi, che fanno da pubblico, incitano alla violenza, ridono e suggeriscono persino di far chiedere scusa alla vittima facendola mettere in ginocchio. Il tutto coronato da una blanda motivazione legata ad una foto che gira sui social network, mentre la vittima indietreggia spaventata ad ogni colpo e non reagisce.

Ma non basta, oltre ai ceffoni la bulla minaccia la ragazza: "[...] giuro che vengo a casa tua e ti ammazzo, ti ammazzo nel vero senso della parola e non sto scherzando, eh! [...]". Non è soltanto di un dolore fisico imposto alla vittima, si parla di denigrazione e annullamento della dignità e del diritto altrui. Si parla di ragazzini che non distinguono umanità e violenza, o che soltanto non dispongono del coraggio per fare la differenza. Si parla, di conseguenza, di un pubblico anch'esso vittima di un bullismo indiretto.

Il video, che riportiamo di seguito, girato all'uscita dell'enogastronomico G. Dessì e caricato su Facebook, ha già raggiunto milioni di visualizzazioni provocando disdegno in tutto il mondo virtuale. Nel frattempo la procura dei minori di Cagliari si mobilita con il riconoscimento di tutti i presenti da parte dei carabinieri di San Vito, mentre il Dirigente Scolastico pubblica un comunicato stampa di massima diffusione sottolineando la preoccupazione e l'assoluta condanna di tali atti.

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"Tutto ciò è reso ancor più inaccettabile se si considera la costante e pluriennale attività di sensibilizzazione e intervento condotta dal nostro Istituto, nella sua pur difficile pratica quotidiana, in collaborazione con una pluralità di agenzie educative operanti nel territorio. Il nostro Istituto lavora infatti in una realtà in cui la Scuola dovrebbe essere solo un'opportunità di crescita consapevole e di riparo da situazioni di pericolo."