Il terzo dibattito tra Hillary Clinton e Donald Trump doveva essere quello più favorevole al repubblicano, che a Las Vegas giocava in casa, ma si è trasformato in una carneficina per il Tycoon. 

L’atmosfera rovente del Nevada è esplosa nell’aula della University of Las Vegas, a pochi passi dal casinò di Trump, dove tra accuse di illegittimità reciproca e un'oratoria male orchestrata, Trump ha affermato che le elezioni sono truccate e che non sa se accetterà il risultato. Pronta Hillary che definisce orribili le parole del Tycoon, sottolineanco come la democrazia americana non funzioni così.

L’affermazione pubblica di una politica che bara e di elezioni truccate ha avvelenato lo scontro, che Trump ormai cosciente delle sue reali (im)possibilità si stia togliendo qualche sassolino dalla scarpa? Il macigno che ne è emerso di sicuro non ha giovato alla sua campagna elettorale.

Eppure tutto era a suo favore: dalla conduzione della Fox News alla location in Texas. Nei primi dieci minuti, Trump aveva anche provato a dare un’immagine diversa di sé: un politico sobrio dai toni cauti di una voce bassa. 

Proposta popolare quella di Clinton sulla eliminazione della Citizen United, la tanto discussa sentenza del 2010 sui finanziamenti privati illimitati alle campagne elettorali, altrettanto popolare in certe fasce la promessa di Trumo sulla difesa del Secondo Emendamento. Lui anti-aborti e lei più democratica che dichiara "non tocca ai governi decidere la scelta più difficile e dura che una donna deve fare, non dobbiamo diventare come la Cina o la Romania".

I toni hanno invece cominciato a farsi bollenti sulla questione immigrazione, Trump riportava le tristi storie di "quattro donne che hanno tristemente perso i figli per colpa di criminali immigrati" per poi dichiarare che "non esiste più la frontiera, né una vera nazione", Hillary rispondeva con il convincente riferimento ad una ragazza "terrorizzata dalla possibile deportazione dei genitori" proclamando il dissenso contro le espulsioni di massa di Trump.

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E poi i filtri sono saltati quando si è toccato l’argomento più temuto: Vladimir Putin. Hillary invita Trump a condannare pubblicamente lo spionaggio russo e l'interferenza degli hacker di Mosca ma Trump non è crollato, difendendo il premier russo che si sarebbe dimostrato più furbo di Obama e della Clinton e ammettendo di preferire l'amicizia dei russi, suggerendo dunque la conclusione alla Clinton: "Putin vuole un suo burattino come presidente degli Stati Uniti".

Due visioni contrastanti sull’economia con la politica redistributiva per gli investimenti pubblici e il diritto allo studio di Hillary Clinton e i contrapposti sgravi fiscali alle imprese tanto desiderate da Donald Trump, per poi finire ad attacchi personali: il Tycoon che condanna nuovamente il "peggiore trattato commerciale della storia, il Nafta firmato da Bill Clinton", e la ex first lady che lo accusa di importare acciaio cinese per i suoi cantieri.

Trump attacca la Clinton con i suoi trent'anni al potere senza risultati, lei lo pizzica con gli interessi troppo vari, affermando che mentre lei lavorava con Obama per la cattura di Bin Laden, lui faceva il conduttore a The Apprentice.

E poi gli scandali: nove donne molestate da Trump contro le 33.000 email nascoste dalla Clinton, la “criminale” fondazione filantropica dei coniugi Clinton contro tutte le categorie insultate da Trumo, dai genitori di un soldato musulmano morto con la divisa americana ai disabili fino all’ eroe di guerra John McCain.

E per finire niente stretta di mano tra i due candidati alle elezioni USA.