La nuova perizia su Stefanno cucchi, che attribuisce la causa della morte del giovane ad una crisi epilettica, non poteva non far discutere. Il Paese continua ad essere diviso, tra chi si indigna perché si continua a negare giustizia a Cucchi e ai suoi familiari, e tra chi è soddisfatto del verdetto che scagiona i carabinieri posti sotto accusa.
Il maresciallo dei carabinieri Roberto Mandolini,in post su Facebook ha ringraziato tutti coloro che gli hanno mandato 'messaggi di auguri, vicinanza e solidarietà'. "Il vostro affetto, la vostra stima - ha scritto - mi onora e mi lusinga.
Io ho fatto solo il mio dovere come lo fa ogni singolo Carabiniere. L'Arma dei Carabinieri è pulita e lo è sempre stata. Risponderò a tutti, datemi una settimana di tempo. Sempre a testa alta! L'Italia Onesta siete Voi".
Forse un po' di sobrietà sarebbe stata doverosa, visto che dall'altra parte ci sono i familiari che piangono la scomparsa prematura di un loro congiunto, probabilmente non dovuta a cause naturali, ma - come sostiene Ilaria Cucchi, sorella di Stefano - 'morto di ingiustizia'. E in effetti la vicenda appare torbida, tant'è che la perizia che scagiona gli imputati in realtà riconosce le lesioni, le fratture e la rottura della vescica del povero Cucchi.
Ilaria Cucchi ha lanciato la sfida al maresciallo Mandolini, con queste parole: 'Maresciallo Mandolini Premier!
Facciamo un confronto pubblico io e lei? Facciamolo in un luogo dove possono esserci tutti i suoi amici che le danno solidarietà. E io vengo da sola.'
Ecchimosi, fratture multiple ed emorragia vescicale
Stefano Cucchi fu arrestato il 15 ottobre del 2009 per detenzione di stupefacenti. Poche ore prima era stato in palestra. È morto dopo aver avuto a che fare con quelle istituzioni che dovrebbero proteggere e curare i cittadini, ossia le forze dell'ordine ed il personale sanitario.
Dopo il suo arresto, per Cucchi si è reso necessario il ricovero. Il giovane, come da referto, presentava diverse ecchimosi, fratture alla mascella, al torace, all’addome, alla colonna vertebrale. Aveva anche un’emorragia alla vescica che non gli permetteva di urinare, tanto da rendersi necessaria l'applicazione di un catetere.
Difficile pensare che Cucchi sia uscito di casa quella sera in queste condizioni. Secondo quanto sostenuto dai familiari e dall'accusa, il ragazzo è stato ridotto in quelle condizioni durante lo stato di detenzione, in attesa dell’udienza di convalida dell'arresto.
Gli agenti carcerari hanno sempre negato, sostenendo invece che la morte di Cucchi sarebbe imputabile ad abuso di droga e lesioni pregresse. La morte fu poi attribuita a responsabilità colposa dei medici, che non gli avrebbero somministrato le cure necessarie.
Nel settembre 2015 è stata riaperta l'inchiesta e si è svolto un nuovo processo, il Cucchi bis. La nuova perizia disposta dai magistrati attribuisce la probabilità della causa della morte ad un attacco epilettico causato debilitazione dovuta a malnutrizione e tossicodipendenza, che avrebbe provocato un abbassamento della “soglia epilettogena”, cioè di quella soglia oltre la quale l'organismo scatena un attacco di epilessia.
Tuttavia la perizia non esclude che la morte possa essere derivata dalla 'frattura traumatica della S4 associata a lesioni delle radici posteriori del nervo sacrale', ma la ritene meno probabile.
La perizia, dunque, riconosce la duplice frattura della colona vertebrale e del globo vescicale, che evidentemente non potevano essere causa da alcuna droga né da malnutrizione. Pertanto, pur ammettendo che l'evento che ha scatenato la morte sia stato un attacco epilettico, bisognerebbe accertare come mai si sia abbassata la soglia epilettogena e perché un attacco epilettico (che raramente è mortale) sia stato fatale al giovane e se quindi ci sia un nesso tra le gravissime lesioni subite da Stefano Cucchi e la sua situazione clinica.