E' l'epilessia, secondo una prima analisi, la causa scatenante della morte di Stefano Cucchi, il geometra 30enne che 7 anni fa, esattamente il 15 ottobre 2009, fu arrestato per possesso di stupefacenti dai Carabinieri di Roma e che morì, in stato di custodia cautelare, per cause ancora ignote, il 22 ottobre 2009.

Al tempo si gridò allo scandalo, in quanto Cucchi, già durante il primo appello, si presentava debole e poco lucido, tanto che fu ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli di Roma durante il quale furono messi in luce lesioni ed ecchimosi alle gambe, una frattura alla mascella, un'emorragia alla vescica e due fratture alla colonna vertebrale.

Il ricovero, pur essendo necessario, non fu fatto, e Stefano morì il 22 ottobre 2009 nell'ospedale Sandro Pertini.

Da questo momento in poi è stato un susseguirsi di appelli e condanne, in primis per i medici dell'ospedale suddetto che lo avrebbero fatto morire di inedia (all'epoca della morte Stefano pesava 37 kg), per poi essere prosciolti durante il processo di appello ed essere oggetto di nuovi processi secondo la Cassazione.

Questo fino al Cucchi bis, fortemente voluto dalla famiglia, l'inchiesta riaperta nel settembre 2015, in particolare nei confronti degli agenti che hanno tenuto in custodia il defunto, fra cui due indagati per falsa testimonianza e tre per lesioni; si arriva, infine, alla perizia odierna del Dott. Introna, che vede la morte di Stefano come causata - in misura molto probabile - da un attacco epilettico dovuto all'indebolimento del suo corpo per malnutrizione e per la sua tossicodipendenza.

L'indebolimento avrebbe provocato un abbassamento della soglia epilettogena (la quantità dello stimolo necessario affinché si verifichi un attacco). O, in misura meno probabile alla "frattura traumatica della S4 associata a lesioni delle radici posteriori del nervo sacrale".

E' proprio questa attenta analisi che darà il via al processo per omicidio preterintenzionale il prossimo 18 ottobre, in cui periti e consulenti si confronteranno in aula per stabilire, una volta per tutte, le cause di questa tragedia.

Già chiara la linea da seguire per Ilaria Cucchi: «È evidente che se Stefano fosse morto di epilessia, come ipotizzato nella perizia, secondo quanto dicono gli stessi periti, ciò sarebbe stato possibile in funzione delle condizioni fortemente debilitate dalla sua magrezza e dalle lesioni subite nel pestaggio. Gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore».

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