Interruttori, montacarichi, rotori, automobili 4x4 – un listino che fa pensare a una mostra tecnica piuttosto che a qualcosa che avesse a fare con la Chimica. Ma se immaginiamo tutti questi ingranaggi mille volte più piccoli di un capello, arriviamo al perchè Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart e Bernard L. Feringa sono i 3 Premi Nobel per la Chimica 2016. Il premio riconosce il loro successo nel collegare le molecole insieme per progettare quasi tutto su scala nanometrica, da motori o muscoli a un'auto con trazione integrale.

Il percorso

Un lavoro ispirato dalla natura per la natura, iniziato nel lontano 1983 con il nano-ingranaggio di Sauvage, che riusci per primo a mettere insieme due molecole ad anello, legate a catena da un ione di rame, e farle scivolare l'una all'interno dell'altra. Il secondo passo fondamentale fu fatto da Stoddart nel 1991: un anello capace di girare attorno a un asse centrale, un rotore a grandezza di un batterio.

Il primo nano-motore e arrivato dopo 8 anni, quando Feringa, sfruttando il lavoro degli altri due scienziati, ha realizzato veri motori molecolari capaci di far ruotare minuscoli oggetti e disegnare la prima auto nanometrica a raggi ultravioletti. Un po' lenta ad ogni buon conto, di conseguenza il gruppo di Feringa ha dato il ritocco finale nel 2014: un motore che ruota a 12 milioni di giri al secondo.

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Scienza

L'ideadi macchine molecolari è nata nella mente del celebre fisico Richard Feynman, che fu il primo a parlare di questo concetto nel 1984, quando Feynman aveva profetizzato che macchine del genere sarebbero divenute realtà in 25-30 anni.

Le applicazioni

Ma a cosa serve tutta questa mambo-jambo nanoroba?

Le prime macchine realizzate dai tre Nobel sono in grado di riprodurre i movimenti delle cellule negli organismi naturali, come la contrazione delle muscolari.

Le ricerche di Sauvage, Stoddart e Feringa hanno aperto la strada alla possibilità di realizzare dispositivi più sottili di un capello, capaci di muoversi, trasportare farmaci, comandate a distanza ascivolare all'interno del corpo umano perla fornitura mirata di medicinali dall'interno, ad esempio per l'applicazione di farmaci direttamente alle cellule tumorali. I microbiologi potrebbero, ormai, usare gli atomi e le molecole come mattoncini per costruire strutture complesse, in grado di sostituire tessuti ed organi danneggiati.

Allo stesso tempo, il campo delle nanotecnologie potrebbe produrre applicazioni nella progettazione di materiali intelligenti.

"Hanno imparato il controllo del movimento su scala molecolare", ha dichiarato Olof Ramström, membro del Comitato per il Nobel, a riguardo di Sauvage, Stoddart e Feringa, audaci di una rivoluzione nel nanomondo, forse di una nuova visione sulla vita, sempre sognata, ma da tanti mai creduta possibile, contribuendo al benessere dell'umanità.

C'è tre senza quattro, le previsioni italiane sono state disattese.Inesplicabile l'assenza dalla lista di un quarto nome, ossia quello del professore emerito all'Università di Bologna, Vincenzo Balzani, la cui firma si ritrova su decine di studi sui motori molecolari accanto a quelle due dei tre premiati. Balzani ha collaborato con Jean-Pierre Sauvage e Sir J. Fraser Stoddart, dando un contributo fondamentale, soprattutto nella costruzione degli interruttori che attivano le nanomacchine. "Inizialmente mi son stupito di non essere stato inserito nei nomi, ma va bene così”, ha detto Balzani all'ANSA, “è' bello anche arrivare quarto, la prendiamo con filosofia”. Ma anche con modestia e una fine ironia, caratteristica soltanto alle grandi personalità. Dice Balzani: ”I nostri colleghi premiati sono sempre stati bravissimi a sintetizzare quello che noi suggerivamo, il nostro è stato un contributo complementare al loro e siamo contenti anche così. Ovviamente un po' dispiace, ma anche no. Ricevere il Nobel ti sconvolge la vita, c'è tanta, forse troppa, responsabilità. Pensando ai miei figli sono più contento sia andata così".

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