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Attraverso un Tweet, di lunedì scorso, wikileaks ha denunciato la presa di posizione del governo dell’Ecuador di aver negato l’accesso a Internet ad Assange, fondatore della piattaforma on line, il quale vive, da più di quattro anni come rifugiato, presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il tweet, informava che comunque l’organizzazione aveva attivato dei piani di emergenza adeguati, che permettevano nonostante tutto di continuare a svolgere l’attività.

Il tweet è diventato subito virale

Wikileaks non ha rilasciato ulteriori informazioni circa l'incidente ma il tweet è diventato virale, generando una miriade di commenti sui social media da tutto il mondo.

In molti hanno associato il taglio del collegamento internet subito da WikiLeaks al rilascio in rete, da parte della stessa organizzazione, di una serie di file secretati, inerenti lo scambio di email inviate dal responsabile della campagna elettorale del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton.

I documenti sono tre trascrizioni relative a delle conversazioni intercorse tra la Clinton e il capo del suo staff, in seguito all’incontro che si è tenuto sabato scorso presso la sede della Goldman Sachs.  Documenti che il responsabile della campagna ha a lungo rifiutato di rilasciare.

Il governo dell’Ecuador non ha fornito spiegazioni in merito a quanto accaduto

“La posizione dell’Ecuador nei confronti di Assange non cambia, continuerà a rimanere sotto la nostra protezione” Così il ministro degli esteri di Quito, Guillaume Long Assange vive e lavora in un monolocale ricavato nell’edificio della stessa ambasciata a Londra, dal 2012.

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Il governo ecuadoregno accolse la sua richiesta di asilo politico dopo che un tribunale inglese concesse alla Svezia il diritto all’estradizione per una vicenda di molestie sessuali che coinvolgevano il fondatore di WikiLeaks e due sue collaboratrici. 

Wikileaks rimane un punto di riferimento internazionale per la pubblicazione di materiale “hackerato”. Pur negando ogni collegamento con la Russia di Putin, Assange ha rifiutato di rivelare le fonti di WikiLeaks, in merito ai messaggi pubblicati. Fonti vicine al Partito Democratico americano, ritengono che Wikileaks abbia acquisito tra le 40.000 e le 50.000 email provenienti dall’indirizzo di posta elettronica, di John Podesta, l'ex consigliere della Casa Bianca che ora a capo della campagna presidenziale della Clinton.