"Sì, l'ho denunciato io e l'ho consegnato agli Interni", questa la dichiarazione di Mohamed Abdallah, capo del sindacato ambulanti in Egitto, rilasciata nel corso di un'intervista all'Huffington post, edizione araba, riferendosi al nostro connazionale, Giulio Regeni, scomparso lo scorso 25 gennaio al Cairo e trovato morto il 3 febbraio successivo.

La rivelazione, fatta con malcelato orgoglio e chiarezza, mette in luce anche altri particolari relativi al rapporto di Abdallah con il ministero degli Interni e chiarisce anche aspetti del clima di delazione e sospetto esistente in Egitto.

"Ogni buon egiziano, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso - ha poi soggiunto l'uomo- Faceva troppe domande". parole agghiaccianti, che forse aprono uno spiraglio nella ricerca della verità sul caso Regeni.

L'ultima telefonata di Giulio

Abdallah, stranamente, ha poi ammesso di essere un informatore dei servizi di sicurezza egiziani, affermando anche: "Solo gli Interni si occupano di noi ed è automatica la nostra appartenenza a loro.

Quando viene un poliziotto a festeggiare con noi a un nostro matrimonio, mi dà prestigio nella mia zona". Ma i particolari più sconvolgenti emergono dalle successive parole dell'egiziano. L'uomo infatti si sarebbe incontrato con Regeni per sei volte, insospettito dal fare del ragazzo, che rivolgeva troppe domande agli ambulanti per strada, interrogandoli su questioni attinenti alla sicurezza nazionale.

Poi, come lui stesso ha dichiarato, ha sentito al telefono per l'ultima volta Giulio il 22 gennaio, registrando la telefonata e inviandola agli interni. Mohamed Abdallah però, pur essendosi mostrato nel corso dell'intervista così disponibile al dialogo, non ha rivelato che cosa si sia detto nella telefonata con Regeni, ma in maniera sibillina ha aggiunto di trovare illogico e strano che uno studente di Cambridge potesse rivolgere domande direttamente agli ambulanti sul sindacato da cui dipendono.

Anno di sangue per l'Egitto

Che il clima attuale in Egitto non sia propriamente idilliaco è un dato acquisito e noto a tutti. Regeni è uno dei tanti. Non si contano gli innocenti torturati e uccisi dalla polizia di al-Sisi nel corso dell'anno che volge al termine. Le modalità sono sempre le stesse e le vittime crescono numericamente. Facile essre considerati delle spie nell'Egitto di al-Sisi e Regeni, almeno secondo le ultime dichiarazioni di Abdallah, sarebbe stato una spia uccisa dai servizi segreti stranieri.

Ma le rivelazioni dell'uomo, che smentiscono quanto da lui affermato in precedenza di una sua estraneità alla vicenda, fanno luce sulle effettive responsabilità del governo egiziano. Mentre giungono dalla Procura generale dello Stato africano ulteriori rassicurazioni: "Non abbiamo nulla da tenere nascosto in merito al caso Regeni. Abbiamo dato comunicazione di tutto ciò che è stato scoperto".

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