Il punto sulla sicurezza cibernetica in Italia. E' stato illustrato nella mattinata di ieri, a Roma, alla Camera dei deputati, dal ministro Marco Minniti. Il titolare del Viminale è intervenuto all'incontro "L'ecosistema cibernetico al servizio della sicurezza nazionale", su iniziativa della vice presidente della Commissione Difesa, Rosa Villecco Calipari, che è anche componente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il copasir è composto da cinque senatori e altrettanti deputati, designati in modo da garantire una paritaria rappresentanza delle forze politiche.

Lo stesso comitato, presieduto da un esponente dell’opposizione, accerta che l’attività del Sistema d'informazione per la sicurezza avvenga nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione, per la difesa delle istituzioni. Il Copasir può acquisire informazioni dal Sistema d'informazione per la sicurezza della Repubblica e organi inquirenti, ai quali può richiedere copie di documentazioni riguardanti inchieste, anche derogando al cosiddetto segreto d'indagine. Ogni anno, il Comitato presenta una relazione al Parlamento su ciò che ha fatto.

Se il Copasir riscontra condotte che violano le norme sulle attività d'informazione per la sicurezza, riferisce immediatamente ai Presidenti delle Camere e informa il presidente del Consiglio.

L'Italia non è all'anno zero della realtà informatica

Minniti ha detto che l'Italia non può considerarsi all'anno zero nel settore informatico, evidenziando che sono stati notevoli i passi avanti. Parlando di sfida destinata a segnare il futuro, il ministro dell'Interno ha fatto riferimento a due "spartiacque": in primis la direttiva Monti datata 2013, con una visione complessiva dei temi in questione, e la direttiva Gentiloni del 2017 sugli indirizzi per la sicurezza informatica nazionale.

Ruolo di collante per il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ma diverse sono le realtà chiamate ad affrontare la sfida della sicurezza informatica, dalle forze di sicurezza alle forze dell'ordine. In tal senso, secondo il ministro, è sempre più determinante la cooperazione dinanzi alle minacce del terrorismo che si muove su internet, nella stessa maniera in cui sa muoversi "un pesce nell'acqua", con risultati importanti sul piano dell'istruzione e non solo, anche su quello della radicalizzazione e del reclutamento.

Non va dimenticato un fattore importante: nella sicurezza informatica sono coinvolti elementi tecnici, organizzativi, giuridici e umani. Oggi le informazioni sono custodite prevalentemente su supporti informatici. Ogni organizzazione deve essere concretamente in grado di garantire la sicurezza dei propri dati

Il 'malware' del terrorismo

Minniti è stato chiaro: fondamentale diventa, a questo punto, stringere un'alleanza che sappia contrastare il "malware" del terrorismo. Va potenziato il rapporto tra industrie, mondo accademico e intelligence, poiché per contrastare gli effetti della "minaccia" non è possibile muoversi esclusivamente sul campo della legislazione nazionale.

In tale percorso rientra quanto fatto dall'intelligence per rendere più solido il rapporto con accademie, facoltà e docenti, ma occorre sempre più fare cultura sulla sicurezza cibernetica, facendo fruttare l'eccellente artigianato sviluppato dall'Italia. Minniti si è soffermato anche sugli investimenti, di una certa rilevanza: 150 milioni in bilancio, che hanno sostenuto la capacità d'innovazione nell'ambito delle nuove tecnologie. Minniti auspica l'impegno giusto "per confederare questo artigianato", in modo da renderlo competitivo a livello internazionale.

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