Al grido di “Giù le mani dalla Macedonia” e “La Macedonia è greca”, decine di migliaia di manifestanti nella mattina di domenica si sono riuniti nella centralissima piazza Syntagma, ad Atene, per chiedere al governo di Alexis Tsipras di non scendere a compromessi sulla questione dell’utilizzo del nome “Macedonia” da parte dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Fyrom - Former Yugoslav Republic of Macedonia). Il governo di Skopje, infatti, per entrare a far parte della Nato e dell’Ue, ha l’esigenza di risolvere quanto prima la disputa con la Grecia e di negoziare il nome ufficiale con cui il paese potrà essere riconosciuto dalla comunità internazionale.

Si tratta di un fronte diplomatico che si è aperto con la Grecia immediatamente dopo lo smembramento della Jugoslavia e che, a causa degli importanti risvolti storici e culturali che comporta, rappresenta ancora oggi una questione irrisolta e delicata.

La disputa sul nome

Lo scontro formale tra la Grecia e Fyrom ebbe inizio nel 1991, quando il Paese proclamò la propria indipendenza separandosi pacificamente dalla Jugoslavia e adottando il nome di Repubblica di Macedonia. Nel 1993, in virtù della disputa aperta con il governo di Atene, aderì all’Onu con la denominazione provvisoria di Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, riconosciuta e utilizzata anche nell’ambito di altri enti internazionali, tra cui l’Ue e la Nato. Le motivazioni per cui la Grecia si oppone all’uso improprio della denominazione “Macedonia” sono di tipo storico-culturale, territoriale e politico.

Le ragioni della protesta

Il termine conteso “Macedonia” certamente fa riferimento all’antico Regno di Macedonia, In Grecia, che Alessandro Magno, figlio di Filippo, nel IV secolo a.C. rese un impero dalle dimensioni vastissime. Numerosi reperti archeologici, tra cui le monete con le iscrizioni in greco antico, testimoniano l’indubbio legame tra il Regno di Macedonia e la cultura e la lingua greca.

Il regno, inoltre, sorgeva nel luogo in cui oggi si trova l’omonima regione greca, tra l’Epiro, la Tracia, la Tessaglia e la Peonia, e non in prossimità della Repubblica di Macedonia, nata in Jugoslavia nel 1944. L’appropriazione indebita e certamente fantasiosa, da parte di Skopje, di elementi storici e culturali originariamente appartenenti alla Grecia, solleva il timore che vi sia la possibilità che vengano avanzate delle pretese territoriali e, dunque, politiche, su quella che attualmente è la regione greca della Macedonia.

La manifestazione

Dopo una prima protesta domenica 21 gennaio a Salonicco, capoluogo della regione greca di Macedonia, oltre 140mila persone sono confluite ad Atene per manifestare e invitare il governo a non cedere alle pretese del governo di Skopje. Secondo quanto hanno riferito i media locali, sono giunti ad Atene circa 2.500 bus di manifestanti dal nord della Grecia. A rivendicare l’identità greca della Macedonia e del nome che ha dato i natali ad Alessandro Magno c’era anche Mikis Theodorakis, compositore greco icona della resistenza durante il periodo della dittatura dei colonnelli del 1967-1974, autore della colonna sonora del film “Zorba il greco”. Theodorakis ritiene che sia necessario indire un referendum per chiamare il popolo greco ad esprimere la propria volontà in merito alla questione, prima che il governo possa prendere una decisione definitiva.

La politica interna

Alla manifestazione era presente anche l’ex premier Antonis Samaras, di Nea Demokratia, che nei primi anni Novanta, quando nacque la questione, era ministro degli Esteri. Il governo accusa i nazionalisti e la destra radicale di strumentalizzare la questione, al fine di indebolire ulteriormente il governo, ma alla protesta hanno preso parte esponenti di diversi partiti di opposizione.

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