La polizia slovacca ha rilasciato i sette italiani che erano stati arrestati poiché sospettati di essere coinvolti nell’omicidio del giornalista 27enne Ján Kuciak, ucciso il 22 febbraio scorso a Bratislava. Gli indagati sono stati rimessi in libertà in seguito alla scadenza di 48 ore dal momento del fermo. Non sono dunque emerse, a loro carico, prove sufficienti per convalidare l’arresto.

I sette fermati erano Antonino Vadalà, Bruno Vadalà e Sebastiano Vadalà, Diego Rodà, Antonio Rodà e i due omonimi Pietro Catroppa.

Bruno Vadalà ha precedenti penali per una condanna in Italia (un anno e sei mesi per aver favorito la latitanza del boss di ‘ndrangheta Domenico Ventura, ricercato per omicidio).

La polizia slovacca: 'Stiamo lavorando su una nuova pista investigativa'

Kuciak, che è stato ucciso nella sua casa di Bratislava insieme alla compagna, Martina Kusnirova, sua coetanea, aveva indicato nei suo articoli i Vadalà come collusi con la criminalità calabrese, oltre ad accusarli di aver gestito irregolarmente milioni di euro di fondi della comunità europea.

La polizia slovacca ha fatto sapere che dopo il rilascio degli italiani sta lavorando “su una nuova pista investigativa” e ha smentito di aver avuto in passato informative riguardanti le attività di ‘ndrangheta nell’est del Paese. Era stato Gaetano Paci, procuratore facente funzioni di Reggio Calabria ad aver sostenuto che da tempo alle autorità slovacche era stata evidenziata l’attività del gruppo di calabresi.

“Non voglio entrare nel merito delle decisioni delle autorità slovacche”, ha dichiarato Paci dopo aver appreso delle scarcerazioni. “Certamente la Dda di Reggio Calabria continuerà a investigare sugli elementi di 'ndrangheta che operano nel territorio europeo, approfondendo gli elementi che emergeranno".

I colleghi di Kuciak: 'Continueremo la battaglia per la libertà di stampa, per la legalità e la democrazia'

In questi giorni, in Slovacchia migliaia di persone hanno partecipato a una serie di manifestazioni organizzate a Bratislava e in diverse altre città del Paese in ricordo del giornalista ucciso e per dare sostegno all'attività della stampa.

I colleghi di Kuciak hanno assicurato che continueranno le investigazioni del giornalista ucciso, portando avanti il suo prezioso lavoro e creando a Bratislava un gruppo che seguirà le piste tracciate da lui: “Continueremo la battaglia per la libertà di stampa, per la legalità e la democrazia”, ha dichiarato Peter Bardy, direttore del sito Aktuality.sk, per il quale lavorava Kuciak. "Se i criminali che hanno ucciso Ján avevano l’obiettivo di scoraggiarci”, ha aggiunto Barsy, “vogliamo dire loro che non avranno mai la meglio su di noi.”

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