I fratelli Antonio e Bruno Vadalà e Pietro Catroppa, loro cugino. Sono questi i tre italiani arrestati dalla polizia slovacca per l’omicidio del giornalista 27enne Ján Kuciak, ucciso lo scorso 22 febbraio a Bratislava insieme alla compagna, Martina Kusnirova, sua coetanea. Fin dall’inizio, la cosiddetta ‘pista italiana’ era stata presa in considerazione dagli inquirenti che stanno indagando sul duplice omicidio, ed era trapelato anche il possibile coinvolgimento nella vicenda della ‘ndrangheta calabrese.

Gli arresti delle scorse ore avvalorano questa 'ipotesi. Antonio Vadalà, imprenditore calabrese originario di Melito Porto Salvo nella città metropolitana di Reggio Calabria, classe ’75, ha precedenti penali per una condanna in Italia a un anno e sei mesi per aver favorito la latitanza del boss di ‘ndrangheta Domenico Ventura, ricercato per omicidio.

Da anni 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra investono e si nascondo in Slovacchia

“La Slovacchia si accorge delle mafie solo dopo la morte del giovane giornalista Ján Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirova”, ha scritto Roberto Saviano in un post pubblicato su Facebook.

“Da anni 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra investono e si nascondo in Slovacchia”. Tutti e tre gli arrestati erano indicati dal giornalista ucciso come collusi con la criminalità calabrese, oltre che accusati nei suoi articoli di aver gestito irregolarmente milioni di euro di fondi della comunità europea.

“Ján Kuciak è stato ucciso perché era da solo a investigare sul ruolo delle mafie nel suo Paese”, continua Saviano nel suo post.

“Chiediamoci come mai i giornalisti siano ancora - da Giancarlo Siani ad Anna Politkovskaja, da Antonio Russo a Daphne Caruana Galizia - tanto vulnerabili da essere considerati sacrificabili sull’altare degli affari”.

Il silenzio vale oro perché parlarne significa gettare luce su una prassi che deve restare ignota e diventare ‘sistema'

“Il sangue innocente di Ján Kuciak e di Martina Kusnirova”, sottolinea Saviano, “si aggiunge alla lista lunga e inaccettabile di giornalisti che hanno provato a portare alla luce verità che dovevano restare nell'ombra, talvolta collegamenti tra organizzazioni criminali e politica”.

Kuciak aveva investigato su casi di evasione fiscale nel suo Paese, sui cosiddetti Panama Papers e soprattutto aveva un’inchiesta aperta sul trasferimento fraudolento dei fondi della comunità europea ai Vadalà.

“Il silenzio su questi affari vale oro”, conclude Saviano nel suo post, “vale più di ogni indignazione, più di ogni manifestazione di solidarietà, vale più di una singola carriera politica. Il silenzio vale oro perché parlarne significa gettare luce su una prassi che deve restare ignota perché possa sopravvivere alle persone e diventare ‘sistema’”.

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