Lo scorso 6 settembre, a Milano, i genitori del giovane Igor Maj, 14 anni, hanno trovato il figlio impiccato nella sua camera da letto. Incapaci di credere all'ipotesi suicidio, hanno chiesto agli inquirenti di approfondire la questione. In seguito alle indagini, è emerso il sospetto che il ragazzo possa essere rimasto vittima di un gioco pericoloso, definito "Blackout".

Il Blackout per "sballarsi"

I giovani sono sempre alla ricerca di emozioni forti, e questo non è soltanto un fenomeno attuale. L'unica differenza rispetto al passato è l'incredibile facilità nel far circolare informazioni, anche quelle alle quali sarebbe bene dare poca importanza.

Il "Blackout" viene definito come un "gioco" che consiste nell'arrivare al semi-soffocamento. Quando si riprendono i sensi dopo essere rimasti senz'aria (usando un sacchetto sulla testa o una cinta attorno al collo) si sperimenta una sensazione di euforia simile a quella derivante dall'uso di sostanze stupefacenti.

Questa discutibile pratica è nota ed anche piuttosto antica, giacché risalente addirittura alla Grecia dell'epoca classica e alle civiltà precolombiane, fino ad arrivare a delle pratiche erotiche che spesso hanno avuto degli epiloghi drammatici. Di conseguenza, non andrebbe assimilata all'altro oscuro fenomeno del "Blue Whale".

La "Balena Blu"

Soprattutto lo scorso anno, la cronaca si è soffermata su un altro gioco pericoloso, chiamato "Blue Whale".

In questo caso, l'origine era proprio il web: in rete circolavano delle chat nelle quali ai ragazzi veniva chiesto di compiere una serie di azioni, come se si trattasse di una sorta di rito iniziatico. Si trattava in particolar modo di atti autolesionistici, che in alcuni casi tendevano al suicidio.

Nel caso del "Blackout", invece, l'obiettivo finale non sarebbe quello di suicidarsi, infatti bisognerebbe rinvenire prima che sia troppo tardi.

Di solito, questa pratica viene messa in atto dai ragazzi quando sono soli, e proprio questa circostanza in alcune occasioni ha portato a delle tragiche conseguenze, come nel caso di Igor Maj.

Tornando per un attimo al "Blue Whale", c'è da segnalare che in quest'occasione anche un'informazione superficiale ha favorito il diffondersi di una certa psicosi, come avvenuto nel maggio del 2017, quando "Le Iene" realizzarono e mandarono in onda un servizio che, in realtà, conteneva una serie di dati inesatti e di immagini non veritiere che non erano stati opportunamente verificati.

La solitudine del web

Secondo gli esperti come lo psicologo Michele Oldani e Ivano Zoppi (presidente di Pepita Onlus), la responsabilità di quanto sta accadendo non è da attribuire semplicemente alla "gioventù bruciata" di oggi. Infatti gli studiosi puntano il dito anche contro coloro che ricorrono ai mezzi di comunicazione di massa in modo sensazionalistico, senza pensare alle conseguenze. Ad esempio, dare un'eccessiva risonanza mediatica a episodi come quello relativo alla morte di Igor Maj, significa inevitabilmente incuriosire e stimolare l'emulazione. A tutto ciò va aggiunta la solitudine dei ragazzi, che passano ore al computer o con lo smartphone in mano senza interfacciarsi con i loro coetanei.

Per evitare che si ripetano drammi come quello del quattordicenne milanese è necessario che si dia una corretta educazione ai giovani, insegnando loro ad usare nel migliore dei modi la tecnologia. Inoltre, sarebbe bene cambiare anche il sistema dell'informazione che, troppo spesso, per un click in più conferisce troppa importanza a notizie che invece dovrebbero essere veicolate con toni più blandi e meno roboanti.