'I have a dream', ho un sogno: che le donne siano ascoltate dalle autorità e possano smettere di avere paura. L'inizio è proprio uguale a quello della famosa lettera di Martin Luther King, il pastore protestante che si batteva per i diritti degli afroamericani nell'America puritana degli anni '60. Ma poi questo scritto diverge e dichiara: 'I have another dream', ho un altro sogno.

Chi sogna in una condizione di vita estrema è Antonietta Gargiulo, 39 anni, la donna scampata alla furia omicidia del marito, il carabiniere Luigi Capasso, che la mattina del 28 febbraio del 2018 ha ucciso le figlie Alessia di sette e Martina di 13 anni, per poi togliersi la vita.

Un caso fissato nella memoria di ciascuno, indimenticato perché indelebile. Antonietta ha scritto una toccante lettera alla comunità di Cisterna di Latina, dove sono avvenuti i tragici fatti dieci mesi fa, in occasione di un'iniziativa per ricordare le bambine mentre si è appena celebrata la giornata contro la violenza sulle donne.

Antonietta Gargiulo, il suo sogno: 'le donne siano ascoltate'

Delle sue amatissime figlie Alessia e Martina uccise dal padre dice: "Vivono dentro di me e per l'eternità".

La fede le dà una forza inconcepibile a chi non creda. In un percorso di vita crudele, le permette di affrontare l'insuperabile. Con questo vissuto, Antonietta, trascorsi dieci mesi dalla strage che ha sconvolto l'Italia, ha scritto una lettera pubblica. Voleva ringraziare la comunità di Cisterna di Latina, gravata da due terribili lutti, prima quello delle bambine Capasso, poi l'altro della 16enne Desirée Mariottini, che ha organizzato un'iniziativa che doveva svolgersi nel giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma che si è tenuta ieri per il maltempo.

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Cronaca Nera

Un tappeto di 10mila rose bianche di lana, lavorate all'uncinetto da donne ma anche da uomini di tutta Italia, è stato posizionato davanti l'ingresso del comune in memoria di Martina e Alessia.

In risposta a quest'iniziativa, Antonietta nella lettera, oltre a ringraziare dell'amore che Cisterna e non solo ha dimostrato e dà a lei e alle figlie, elenca i suoi sogni. Sogna che le donne siano ascoltate dalle autorità, che non debba più capitare a nessuna ciò che è successo a lei e alle sue figlie.

Sogna strutture che accolgano donne e bambini in fuga dalla violenza, "più controlli sistematici e periodici per chi possiede le armi, soprattutto da un punto di vista medico e clinico", come nel caso del marito che ha ucciso con la pistola d'ordinanza.

Sogna anche più leggi a tutela di donne e bambini. Il suo caso insegna che la denuncia o un’ordinanza di un giudice non difendono da chi voglia uccidere.

Antonietta scrive anche che desidera che le sue figlie siano ricordate per sempre perché amavano la vita e perché ognuno possa riflettere sulle proprie scelte, su cosa significhi girarsi dall'altra parte, sulle conseguenze di ogni azione, o dell'essere superficiali.

Strage di Cisterna, un caso emblematico

Il 28 febbraio scorso il carabiniere Luigi Capasso, da cui Antonietta si stava separando e che da settembre non viveva più nella casa coniugale, l’ha aggredita di mattina presto in garage mentre lei andava a lavorare.

Le ha sparato tre colpi di pistola riducendola in fin di vita. Poi le ha rubato le chiavi di casa dalla borsa, è entrato e si è barricato dentro con le figlie che ancora dormivano. Le ha uccise, infine si è sparato.

In questa storia atroce, Antonietta non ha commesso nessun errore. Si è comportata come sempre viene suggerito alle donne di fare: aveva presentato due esposti, uno alla caserma di Velletri dove il marito lavorava, ed evitato di cadere in trappole quali appuntamenti chiarificatori che lui le chiedeva con insistenza. Tutto ciò non è servito. E se anche vi fosse stato un provvedimento restrittivo, dal divieto di avvicinamento agli arresti domiciliari, come insegna l'ultimo caso del padre separato che a Sabbioneta ha dato fuoco alla casa in cui è rimasto ucciso il figlio di 11 anni, non impedisce a chi voglia uccidere di farlo.

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