Sono cinque i piccoli bulli individuati e sospesi dalla direzione scolastica di un istituto del coneglianese, in provincia di Treviso, per aver perseguitato e picchiato una ragazzina di 13 anni. Sempre più spesso la cronaca ci mostra casi di violenza tra minori, soprattutto in ambienti scolastici che, invece, dovrebbero rappresentare le roccaforti della disciplina e l'educazione.

Il caso

Poco prima dello scorso Natale, il preside della scuola in questione ha ricevuto la grave denuncia della madre di una studentessa appena tredicenne, che aveva già provveduto a denunciare l'accaduto presso il Commissariato di Polizia.

Il comportamento dei cinque bulli non si era limitato solo ad offese verbali, già di per loro condannabili ed in grado di ledere gravemente all'equilibrio psicofisico della giovane vittima, ma si erano spinti ben oltre, tanto da essersi macchiati di vere e proprie violenze fisiche che avrebbero costretto la ragazzina a ricorrere alle cure dei sanitari.

Testate sul viso, vere e proprie percosse perpetrate probabilmente al fine di punire la vittima, colpevole di aver denunciato, presso i docenti, il comportamento prepotente e reiterato del piccolo branco, che tra l'altro erano soliti riprendere le loro malefatte e scambiare i video su vari social network, probabilmente ritenendoli un trofeo per chissà quale vittoria ottenuta.

Per i cinque bulli c'è stata sospensione da scuola

Il Preside avrebbe motivato il provvedimento disciplinare appellandosi alla violazione del regolamento scolastico, all'assunzione di atteggiamenti violenti e all'uso non autorizzato del telefono cellulare, evitando una sospensione motivata da cause di bullismo, forse per non aggravare ulteriormente la loro posizione.

Un provvedimento comunque esemplare, che andrebbe affiancato a percorsi di recupero specifici, rieducativi, probabilmente attuabili tramite l'ausilio di apposite figure professionali che possano guidare i giovani, e le loro famiglie, verso la comprensione della gravità dell'azione commessa, al fine di evitare future reiterazioni di analoghi comportamenti.

In questi casi, infatti, data la giovane età di tutti gli attori, è logico supporre che sia i bulli che i bullizzati debbano essere seguiti in tale percorso di crescita e comprensione, solo in questo modo si potrebbe aiutare sia il giovane bullo, ed evitare di intraprendere le vie della micro e poi della macro criminalità, che la vittima.

Fortunatamente il questo caso l'azione è stata bloccata prima che raggiungesse il punto di non ritorno, ossia prima che ambe le parti si macchiassero di azioni che avrebbero potuto rovinare per sempre la loro vita e quella delle loro famiglie

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