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Un rapporto ufficiale della Nasa ha dichiarato che le probabilità di entrare in contatto con civiltà extraterrestri stanno aumentando. Quella che sembra un'opinione da fantascienza inizia dunque a farsi largo anche nell'ambito delle massime ricerche scientifiche.

Gli esperti però hanno anche specificato che, nel caso ciò avvenisse, probabilmente significherà trovare sì prove dell'esistenza di altri mondi popolati, ma che questo difficilmente ci porterà a "stringere la mano degli alieni".

Nasa dichiara che è possibile il contatto con vita extraterrestre 'nei prossimi decenni'

Potrà sembrare un'affermazione sensazionalistica, ma a farla è stata un team di ricerca della Nasa in un rapporto ufficiale.

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I ricercatori Chester E. Harman, del Nasa Goddard Institute for Space Studies, e Shawn Domagal-Goldman, del Nasa Goddard Space Flight Center, sono ottimisti. In un rapporto chiamato "Biosignature False Positives" pubblicato alla fine dello scorso anno, hanno spiegato che potremmo essere vicini a una scoperta importante. In parole povere, è possibile che nei prossimi decenni arriveremo a confermare l'esistenza di vita aliena su pianeti simili al nostro.

Questo però, hanno anche specificato, non significa che "stringeremo la mano degli extraterrestri". Probabilmente si tratterà di una scoperta "a distanza", in cui scopriremo l'esistenza dei nostri "vicini di casa", ma anche che questi "vicini" saranno troppo distanti per essere raggiunti fisicamente.

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La Nasa ha cercato per anni prove di vita aliena tramite il suo programma SETI, e negli ultimi anni sono stati fatti anche grandi progressi nella ricerca di pianeti che potrebbero ospitare potenzialmente la vita. All'interno però del rapporto "Biosignature False Positives" i ricercatori spiegano che se cercare direttamente la vita aliena è difficile, potrebbe essere più semplice trovare "tracce biologiche".

Cosa sono le "tracce biologiche" e come possono aiutarci nella ricerca di vita extraterrestre

Le "tracce biologiche", seppur meno eccitanti della scoperta di un alieno in carne e ossa, secondo il rapporto della Nasa potrebbero dare risultati molto più rapidi e utili. Si tratta di una traccia, un resto, un reperto che richiede per forza una spiegazione di origine biologica.

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Ad esempio "tracce biologiche" terrestri possono essere i "fossili di dinosauri e carte di caramelle vuote" e persino l'ossigeno. In pratica, tutto ciò che deriva dalla vita e che non può essere prodotto dalla natura non vivente.

Il documento spiega che "nella nostra ricerca di vita - nelle registrazioni geologiche della Terra, sui pianeti all'interno del nostro sistema solare come Marte, o in particolare per i pianeti extrasolari - dobbiamo dedurre la presenza della vita dal suo impatto sull'ambiente locale o globale." Occorre, in sostanza, cercare tracce di vita rilevabili anche a grande distanza, come emissioni di gas di piante, o onde radio che potrebbero essere prodotte solo da esseri intelligenti.

Al tempo stesso, però, occorre fare anche attenzione. "Queste 'bio-firme', note a noi grazie all'influenza conosciuta degli organismi terrestri sull'atmosfera e sulla superficie della Terra, potrebbero essere erroneamente diagnosticate quando le applichiamo ai mondi alieni. In simili circostanze si parla dei cosiddetti falsi positivi.

I falsi positivi possono verificarsi quando un altro processo (naturale, ma di origine non vivente) è simile o imita una 'traccia biologica'."