Un risultato destinato ad entrare nella storia. Per la prima volta si è riusciti a riattivare alcune funzioni delle cellule cerebrali di un animale morto da ben quattro ore. Le attività legate alla coscienza non sono state riattivate, ma solo quelle legate a circolazione sanguigna e funzioni cellulari di base. Questo però è un gigantesco passo avanti nell'ambito di queste ricerche e dimostra che, nei grandi mammiferi, alcune funzioni cerebrali possono essere riattivate dopo la morte. Siamo però ancora lontani dal tentare simili esperimenti anche sugli esseri umani.

Il cervello del maiale morto riattivato dopo 4 ore

Nature ha addirittura dedicato la copertina a questo esperimento, che segna una svolta storica nella ricerca. Lo studio è stato condotto da un team dell'Università di Yale, guidato da Nenad Sestan. I primi autori della ricerca sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, e ha partecipato anche la ricercatrice italiana Francesca Talpo. In pratica si è andati a lavorare sul cervello di maiali morti e, a ben 4 ore dal decesso, è stato possibile riattivarli.

Per questo primo esperimento ha riattivato la circolazione del sangue nel cervello e le funzioni cellulari di base. Simili studi consentiranno di aprire nuovi campi di ricerca sulle malattie neurodegenerative, sulle persone colpite da ictus e sulla sperimentazione dei farmaci.

Il cervello, dopo la morte, non è subito compromesso

Questo esperimento però ha permesso innanzitutto di fare una scoperta storica: i risultati dimostrano che il cervello dell'uomo e dei grandi mammiferi non perde all'istante della morte ogni capacità.

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Alcune sue funzioni, al contrario, possono essere riattivate anche a diverse ore di distanza dall'arresto cardiocircolatorio.

L'esperimento si è stato condotto su 32 cervelli di maiale, arrivati da alcuni macelli. Tramite uno strumento di nuova invenzione chiamato BrainEx (creato nell'ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health - Nih), è stato possibile pompare in questi cervelli una soluzione detta BEx perfusato.

Questo liquido è un sostituto del sangue che stabilizza e nutre le cellule cerebrali. Con estrema sorpresa, gli scienziati hanno visto che la situazione di morte cellulare veniva rapidamente ridotta e che iniziavano a formarsi persino nuove sinapsi.

Non si è ancora compreso se, con un utilizzo prolungato di questo strumento, sia possibile riportare del tutto alla normalità la situazione di un cervello morto.

Occorreranno ancora molti esperimenti prima di arrivare a conclusioni definitive. Al momento comunque risulta già evidente che l'utilizzo di questa macchina consente di conservare gli organi molto più a lungo e dunque potrebbe essere utilissima nel caso di trapianti. Gli studiosi però specificano anche che sono ancora molto lontani dal tentare esperimenti sui cervelli umani.

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