Più che un giallo di Hollywood è stato e resta uno dei grandi enigmi della storia americana, un mistero di Stato, dopo 57 anni ancora irrisolto. Questo, infatti, è il tempo trascorso da quando la "diva delle dive", Marilyn Monroe, fu trovata morta la notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962 nel letto della sua casa, al 12305 della Fifth Helena Drive di Brentwood, Los Angeles, California.

Aveva appena 36 anni, era bellissima, famosa, ricca, ma su di lei pesavano traumatiche origini familiari, squilibri emotivi, abusi di farmaci e alcool, storie sentimentali estreme.

Stando al referto ufficiale dell'autopsia, ad ucciderla fu un mix di barbiturici, ma brandelli di presunta verità emersi dopo molto tempo racconterebbero ben altro. Il settimanale Oggi in edicola è ritornato sulla vicenda.

I dubbi di un medico rilanciano l'ipotesi delitto

La giornalista Rai Marina Como tra le pagine di Oggi ha rivelato ciò che le raccontò a diversi anni dalla morte di Marilyn Thomas Noguchi, il medico che effettuò l'autopsia. Fu costretto a svolgere il suo lavoro in un clima molto teso: da una parte l'opinione pubblica e la stampa mondiale premevano per sapere la verità sul decesso della star, dall'altra le autorità e la polizia volevano chiudere il caso alla svelta.

La diva di Hollywood fu trovata riversa sul letto con una mano sul telefono e completamente svestita.

Gli esami tossicologici svelarono che ad ucciderla fu un mix di barbiturici, l'equivalente di 64 pasticche di sonnifero: un'altissima concentrazione di veleno rilevata nel sangue ma non nello stomaco, e le indagini non fecero mai chiarezza su questo strano dettaglio.

Thomas Noguchi scrisse nel referto che la causa del decesso era probabilmente il suicido, e così l'Fbi archiviò in tutta fretta il caso.

Solo dopo tanti anni si apprese che la diva era finita nel bel mezzo di un "triangolo pericoloso" tra i fratelli John Kennedy, presidente degli Stati Uniti, e Bob, allora ministro della Giustizia: con entrambi aveva avuto una relazione.

Col senno di poi, Noguchi ha affermato che avrebbe dovuto effettuare degli esami più approfonditi, e questo è rimasto uno dei più grandi crucci della sua vita perché: "Nel corpo di Marilyn c'era il segreto della sua morte e la firma dell'assassino".

Segreti scottanti nel diario rosso

Di lei si è detto che era depressa, ma per alcuni Marilyn non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita: stava per risposare l'ex marito, il campione di baseball Joe Di Maggio, con il quale voleva adottare un bambino messicano perché non poteva avere figli. Proprio il fuoriclasse californiano, a conoscenza delle sue relazioni con i fratelli Kennedy, le aveva consigliato di tenere un diario su un piccolo quaderno dalla copertina rossa che lui stesso le aveva regalato.

La star conosceva segreti e retroscena privati dei fratelli, ma anche della Casa Bianca e del governo americano. Dell'esistenza di quel libricino scottante venne a conoscenza anche la Cia, considerando da quel momento l'attrice una sorta di minaccia per la sicurezza nazionale.

Scaricata da John, lo fu anche da Bob, che forse Marilyn aveva cercato di ricattare. L'ultimo giorno della sua vita, Robert Kennedy si recò a casa sua accompagnato dall'attore Peter Lawford (marito di Patricia, sorella del politico americano), pretendendo che le consegnasse il diario e dicendole di non farsi vedere mai più. L'artista, sentendosi umiliata e trattata come una bambola, covava vendetta: aveva convocato per il lunedì seguente una conferenza stampa per raccontare i suoi rapporti con la famiglia Kennedy e tutto ciò che era nel diario segreto. Dopo la sua morte il quaderno fu consegnato dalla governante Eunice Murray alla polizia, per poi sparire.

Il settimanale Oggi riprende in considerazione l'ipotesi dell'omicidio ordinato dalla mafia o dalla potente famiglia Kennedy.

Tutti quei sonniferi rilevati nel sangue non sarebbero stati ingeriti dalla diva, ma le sarebbero stati somministrati da qualcuno tramite clistere, pratica abituale per lei.

L'attrice, ormai priva di sensi, fu trovata dalla cameriera che chiamò l'ambulanza. Il paramedico James Hall, suo fisioterapista, raccontò di aver rianimato Marilyn, ma un personaggio chiave giunto in quegli istanti, il suo psichiatra Ralph Greenson, secondo il testimone le fece un'iniezione al cuore.

Lo stesso Greenson quella notte fu fermato per eccesso di velocità a bordo di una Mercedes nera a Beverly Hills in cui - guarda caso - c'erano anche Bob Kennedy e Peter Lawford.

Altro mistero: le foto all'obitorio

Un altro mistero a quasi 60 anni dalla morte dell'icona del XX secolo riguarda le fotografie del corpo senza vita di Marilyn che sarebbero state scattate all'obitorio da un famoso fotografo, Leigh Wiener, corrompendo le guardie con dei superalcolici: lo rivelano un reportage del Daily Mail e "The Death of Marilyn Monroe", documentario trasmesso di recente da Fox News.

Due rullini sarebbero ancora nascosti da qualche parte. Oltre alla foto del "toe tag", il cartellino di riconoscimento sull'alluce dell'attrice all'obitorio che il fotografo avrebbe passato alla rivista Life, ce ne sarebbero ben altre. Il figlio Devik nel documentario ha svelato che il padre è morto senza rivelare quel mistero. Uno dei tanti che non smettono di alimentare un mito intramontabile.