Un mistero rimasto irrisolto per 43 anni. Il 21 giugno del 1977 il piccolo Mauro Romano, di sei anni, scomparve nel nulla da Racale, un paese in provincia di Lecce. Quel giorno il bambino era a casa dei nonni materni, perché i genitori – Natale e Bianca, all’epoca entrambi testimoni di Geova – erano partiti per partecipare ad un funerale. Un giallo rimasto senza una soluzione, fino alla svolta più recente: lo scorso dicembre la Procura di Lecce ha fatto ispezionare un pozzo abbandonato nelle campagne di Taviano, un comune poco distante.

All’interno della profonda buca sono state ritrovate delle ossa: ci vorranno dai tre o quattro mesi per chiarirne l’origine, attraverso gli esami degli esperti di medicina legale. Tuttavia sono in molti a ritenere che il giallo della sparizione del bambino sia ad un punto di svolta.

La richiesta di soldi, subito dopo la scomparsa di Mauro

Nel corso del tempo sono state molte le ipotesi relative a questo “cold case”: si pensa che il piccolo Mauro possa essere stato rapito da qualcuno, con ogni probabilità un pedofilo.

C’è da dire che nei giorni successivi alla scomparsa arrivarono diverse telefonate anonime ai familiari del bimbo, in cui si chiedevano soldi – 30 milioni di lire – in cambio del suo rilascio. L’autore delle chiamate fu arrestato, dopo essere stato scoperto in flagranza di reato: solo alcuni mesi fa i Romano sono venuti a sapere che quella stessa persona è stata condannata per una lunga serie di episodi di abusi su 18 minori.

L’avvocato della famiglia, Antonio La Scala, ha quindi deciso di far riaprire il caso. Inoltre lo scorso dicembre il legale ha partecipato con i genitori di Mauro alla trasmissione di Raiuno Storie italiane, lanciando un appello a raccontare la verità, rivolto a chiunque sapesse qualcosa sulla misteriosa sparizione. Due giorni dopo la messa in onda del programma è avvenuto il ritrovamento dei resti: una coincidenza che sembra davvero sospetta.

La lettera di un detenuto ai genitori di Mauro

In queste settimane l’avvocato La Scala ha presentato, a nome dei coniugi Romano, un esposto-denuncia contro ignoti, in cui si chiede di riaprire le indagini per i reati di omicidio e occultamento di cadavere. Il legale ha spiegato al Corriere della Sera come ci sia un altro elemento importante che gli inquirenti dovranno approfondire.

Infatti nel 2011 un detenuto presso il carcere milanese di Opera, Vito Paolo Troisi, di un anno più piccolo di Mauro, ha scritto ai Romano una lettera in cui ha raccontato che era in compagnia del bambino il giorno della sua scomparsa: i due stavano giocando insieme.

Nonostante l’uomo abbia chiesto di essere ascoltato, la Procura di Lecce non ha ritenuto interessante la sua testimonianza. Ora i familiari della vittima chiedono che venga interrogato, per chiarire la sua versione dei fatti.

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