Dopo aver taciuto per quasi trent’anni, ha deciso di rendere pubblico il proprio dramma: Gianbruno Cecchin, 48 anni, oggi è un libero professionista, docente universitario di Filosofia, bioetica e antropologia. Tuttavia ha convissuto a lungo col ricordo dell’incubo vissuto nel periodo in cui frequentava il seminario di Treviso: una brutta storia di abusi, rimasta a lungo segreta, nonostante le continue sofferenze che provocava al protagonista. Ma adesso Cecchin ha voluto rivelare la vicenda, con un duro atto d’accusa contro chi lo avrebbe molestato: così ha dato mandato ai suoi avvocati di sporgere denuncia in Procura contro i due presunti responsabili che, all’epoca dei fatti nei primi anni ’90, ricoprivano il ruolo di responsabile della struttura e di assistente.

Ancora oggi sono entrambi parroci, uno in provincia di Venezia e l’altro nel Padovano.

In una lettera il racconto degli abusi

Cecchin ha inviato una lettera al vescovo di Treviso, Michele Tomasi, al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, al cardinale Beniamo Stella, prefetto della Congregazione per il clero, ai due vescovi emeriti di Treviso e, per conoscenza, anche a Papa Francesco, in cui racconta dettagliatamente i traumi subiti a causa degli abusi. Nella missiva il 48enne spiega di esser sempre vissuto “all’ombra del campanile” frequentando la parrocchia sin da quando, a otto anni, ha iniziato a fare il chierichetto.

Dopo aver superato la maturità, a 19 anni, ha deciso di entrare in seminario per mettere a prova la propria vocazione. Ma, nel corso dell’anno vissuto all’interno di quelle mura, sono avvenuti i gravi episodi che finalmente ha trovato il coraggio di denunciare.

Il tentativo del seminarista di fuggire dal luogo degli abusi

Il professore nella sua lettera ha elencato tutte le angherie subite in seminario: i rapporti carnali imposti, le costrizioni, le numerose vessazioni psicologiche, e infine le minacce, che si sarebbero prolungate nel tempo.

Ancora oggi subirebbe intimidazioni da parte di chi avrebbe compiuto gli abusi: “Se parli sei morto” sarebbe il messaggio fattogli recapitare dai presunti responsabili delle molestie. Cecchin ricorda almeno una decina di episodi di abusi nei suoi confronti, ma aggiunge di avere ormai rimosso altre brutte vicende. Racconta anche di un tentativo di fuga dal seminario, avvenuto nel marzo del 1991, dopo una notte passata in macchina per cercare di parlare con il vicario generale di allora, senza però riuscire a farlo: per diversi mesi, dopo aver subito le molestie, Cecchin non ha avuto la forza di fuggire da quel luogo, che ora definisce “satanico”.

Così il giovane seminarista ha vissuto altre settimane d’inferno fino al momento in cui è riuscito a trovare il coraggio per abbandonare definitivamente quella struttura, nel luglio del 1991.

La decisione di parlare degli abusi dopo trent’anni

Il docente universitario ha deciso di rendere pubblica la sua storia solamente dopo che anche in Vaticano la situazione è sembrata mutare, in seguito al summit sul tema degli abusi sui minori, che si è svolto lo scorso febbraio nella Santa Sede. Importante è stato anche l’incontro di Cecchin con quello che è il suo attuale compagno, un medico francese conosciuto durante l’anno di volontariato con Medici senza Frontiere, trascorso ad Haiti subito dopo il devastante terremoto del 2010.

Dopo aver pensato anche al suicidio, l’ex seminarista ha iniziato pian piano a superare il proprio drammatico passato, decidendo di fare finalmente i conti con ciò che è avvenuto trent’anni fa.

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